Amare la lettura: "Il libraio magico"

Shinsuke Yoshitake è un autore giapponese di fumetti, ma sarebbe sbagliato associarlo a quelle opere per adolescenti che tanto piacciono anche nel nostro paese – i cosiddetti “shonen manga” come il sempiterno “Dragonball”, o il più recente “One Piece”. No, “Il libraio magico” ci presenta delle figure che potremmo definire “kawaii”, aggettivo nipponico traducibile con “carino, adorabile” ma che delinea una subcultura caratterizzata da uno stile facilmente riconoscibile, ci introducono in un universo poetico che tanto ricorda il mondo de “Il piccolo principe”, con i suoi richiami alle atmosfere dell’infanzia alle quali tornare, di tanto in tanto, per riscoprire gioie dimenticate ed essenzialmente vivere meglio il presente. Sono scenari privi di confine, con vignette senza contorni e frasi senza “balloon”, nei quali regna l’armonia tra la parola e il disegno, che si susseguono lungo un’immaginaria linea sinuosa, da percorrere con calma, in cui un fumetto ci parla di amore per i libri. Del resto, l’invito è quello di non porsi limiti nemmeno mentali, lasciandosi trasportare dalla fantasia.


Il libraio magico in questione è un affabile signore di mezz’età che lavora alla “libreria dei desideri”, un luogo nel quale a quanto pare è possibile trovare ogni sorta di libro. Ed effettivamente la narrazione, all’entrata in scena di nuovi clienti dalle richieste sempre più insolite, alterna elenchi di opere mirabolanti e fantasiose, tra biblioteche sommerse e manoscritti che crescono sugli alberi, animali in coda per un autografo del loro autore preferito e “giri del mondo leggendo”. Deve proprio essere un buon uomo, questo commesso, interrotto in continuazione da clienti che si susseguono senza tregua eppure sempre disponibile e cortese, come solo chi vive il proprio lavoro con passione può essere. Ama i libri, come ben evidenziano le fugaci letture con tanto di ciambella in mano nei pochi istanti di libertà tra una vendita e l’altra, e farli amare gli viene più che naturale.
 

Anche l’uso del colore è sapiente, serve a sottolineare la parte su cui concentrare l’attenzione vignetta dopo vignetta. Il resto viene lasciato in bianco e nero. Bianco e nero come le pagine dei libri, ovviamente. È un’opera che fa piacere anche annusare: profuma di carta, di vera carta, chiudi gli occhi e ti sembra di essere proprio in una libreria, una libreria magica, appunto. Yoshitake ci parla anche di tante altre cose, c’è l’imbarazzo della scelta: ma è un libro che occorre esplorare per proprio conto, come in una personale avventura.
Shake Your Mind!





FONTE IMMAGINI: foto personali