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Caro, "caro" fumetto

C’era una volta il giornaletto per bambini: con poche lire, ogni settimana, ti portavi a casa dall’edicola un libretto zeppo di fumetti. C’è ora il sontuoso, nobile graphic novel. Vignette che hanno deciso di fare carriera e che si sono trasformate in libro, come quell’amico che ha fatto il colpo grosso e sparisce. E che ora si fa pagare. Caro.

  Cos’è cambiato? E soprattutto, perché? La semplice entrata in scena di una parola: arte. L’albo a fumetti -quelli dei supereroi, per intenderci- non è arte. Rinnovano l’appuntamento settimanale con i propri fan, alcuni sono anche di pregevole fattura, ma essenzialmente nascono come svago o divertimento. I nuovi “romanzi grafici”, invece, sono consapevoli delle proprie potenzialità e di come tramite tratti, disegni, nuvolette e parole siano in grado di comunicare idee ed emozioni. Il problema è che l’arte si paga. Prendiamo come esempio un paio di graphic novel di cui abbiamo già parlato (rispettivamente qui e qui): Bones di Jeff Smith 35 euro, Biliardino di Alessio Spataro 21 euro, entrambi sul catalogo della casa editrice Bao. E andare in libreria -perché è lì che, oggi, possiamo trovare i graphic novel- non migliora le cose: in generale, per prodotti di questo genere, non si scende sotto la ventina.

  Si potrebbe osservare che anche i giornalini come “Topolino” e gli stessi fumetti giapponesi siano aumentati di prezzo, negli ultimi anni. È il costo della vita che aumenta, si potrebbe aggiungere. Ma a noi non basta. Edizioni economiche che dimezzino il prezzo, come accade con molti libri: il collezionista non rinuncerebbe alla sua versione pregiata, ma il comune fumettofilo di turno riuscirebbe a leggersi i nuovi titoli senza aspettare il loro arrivo (presunto e non certo, benché prezioso) nelle biblioteche, contribuendo anch’egli nel suo piccolo al finanziamento del settore.

  Una delle critiche che negli ultimi anni sono state mosse al graphic novel è che sia nato élitario, per pochi. Se non spolpasse il portafoglio del lettore, probabilmente, risulterebbe un po’ più simpatico.
  Shake Your Mind!



FONTE IMMAGINE:

1) ecletticamente.com