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Cronache di una mattinata al mercatino

Giorno 11 giugno. Ore 11. Domenica mattina. C’è chi si è appena alzato, chi sonnecchia ancora, chi si gode la casa o il mare o la montagna. E poi ci sono io. Che percorro a lunghe falcate la centralissima e poco salubre via Madama Cristina, Torino.
  L’occasione è di quelle importanti (ah sì?): uno dei tanti mercatini del fumetto usato, come ce ne sono un mucchio in ogni periodo dell’anno e in ogni dove. Almeno questo è sotto le tettoie della piazzetta, e ciò garantisce ombra ma nello stesso tempo ricambio d’aria: elemento da non sottovalutare, perché c’è già un “bel” calduccio e pure la gente, che brulica. È del resto il motivo principale per cui sono venuto: toccare con mano la passione. Perché è facile andare ai grandi eventi dove il vintage è moda, dove gli effetti speciali non mancano mai e dove ogni cosa sa di internazionalità; un po’ meno facile girare in mezzo ad una manciata di bancarelle “artigianali”, contornate da traffico d’auto e scomodità di vario genere. In questo caso, se non sei veramente appassionato, lasci perdere.

  E che cosa cerca la gente qui? Facile parlare di passione, ma la passione in concreto poi cos’è? Me lo chiedo iniziando a gironzolare tra le anticaglie: c’è roba per tutti i gusti, svettano i “Topolino” e i vari formati sui supereroi ma non mancano Tex, Diabolik, riviste fumettistiche, i manga stessi; ci sono giornaletti consumati dal tempo, personaggi che facevano successo quando mia nonna era una ragazzina, statuette che hanno addosso più polvere che colore. Un anziano veramente anziano -probabilmente lo spirito del fumetto- ricurvo sul suo bastone e sorretto da una nipote ha voluto comunque esserci, sorride, elenca autori conosciuti di persona.
  C’è un banco dove un tale espone delle gigantografie di alcune tavole, hanno dei disegni eleganti ed ironici, chiedo di cosa si tratti, è un fumetto che in Francia ha fatto successo, “Autobio” di Pedrosa. Inizio a chiacchierare con quel tizio, “i fumetti li prendi in base a come ti senti in quel momento, sai che ognuno ti dirà qualcosa di diverso”. Ecco, era quello che volevo ascoltare. Me ne torno a casa contento (e con qualche euro in meno nel portafogli).
  Shake Your Mind!


FONTE IMMAGINI:

1) eventiesagre.it
2) foto personale