DAN: leggere i fumetti e parlare d'altro

Mio padre è sempre stato famoso per le sue “scurse”. Che si vada a camminare in montagna o che si faccia un giro in moto, non ricordo volta in cui ad un certo punto non abbia preso e deviato fuori dalla via principale, imboccando una stradina dimenticata dal mondo. Credo lo faccia più che altro per ampliare la sua già sconfinata conoscenza di strade, un vero e proprio navigatore satellitare umano. Il suo senso poetico è praticamente nullo, dunque non si accorge che quelle stradine ci portino sempre in posti belli e poco conosciuti. Ecco, credo che i miei DAN nascano da lì.


L’idea dei DAN, ovvero Dettagli Altro-Narranti, non nasce solo dalla prospettiva di poter andare a dire alla gente “hey, sai che ho inventato un acronimo?”. O meglio, forse è anche questo, ma soprattutto contiene la convinzione che ogni essere umano possa leggere un fumetto uscendo dal sentiero principale, imboccando viuzze quasi inesplorate che lo portino in un posto tutto suo. Un fumetto è un insieme di simboli – parole e immagini che il lettore deve interpretare e connettere per sviluppare soggettivamente la storia: perché non usare alcuni di questi simboli come spunti per racconti altri, diversi?
Immagino possa servire una serie di esempi. Le vignette di One Piece -opera che non smetterò mai di infilare in qualsiasi tipo di discussione ogni giorno- così vivaci e ricche di dettagli che non c’entrano niente con la trama principale spingono i fan italiani a creare in continuazione su vari gruppi social complicate teorie, aneddoti ridicoli ma geniali e prese in giro colossali; e cosa dire di quella pagina Facebook in cui il giovedì si cercano possibili doppi sensi nelle storie di paperi e topi Disney (emblematico il nome di questa rubrica: Giovedì Piselloni)? E poi le strisce, che nella loro brevità esaltano una singola situazione evocando in ciascun lettore ricordi e pensieri diversi, e le pagine a fumetti di riviste come Linus o Internazionale, dalle quali ognuno può prendere qualche spunto o qualche riferimento, tra un articolo e l’altro.


Insomma, la strada principale è la storia che, attraverso tutte le sue parti, un fumetto racconta. Ma ciascun dettaglio è una “scursa” che può portare altrove, diventare occasione per un dialogo con se stessi o con altre persone. Ricordo una vignetta di un’opera che adoro, Pinky di Mattioli. In primo piano c’è Pinky, il coniglio rosa protagonista, che fa qualcosa di matto, come sempre. C’è però anche un altro personaggio, un insettino verde che non ha alcun ruolo nella storia; sta passeggiando lungo il marciapiede, mi sembra con le mani in tasca, e canticchia. Perché canticchia? È forse felice? Ha un appuntamento romantico che aspettava da tempo? Sta forse andando a comprarsi un deca di erba? Anche a me piace passeggiare, ti fa sentire libero, ti rilassa. Una volta, in una delle mie passeggiate… E così via. In una manciata di secondi ho pensato a tutte queste cose, come se stessi mettendo in gioco una parte di me. È questa la sostanza dei DAN: un dettaglio, del tutto insignificante, mi ha portato a elaborare una narrazione alternativa. Narrare vuol dire anche riflettere su se stessi: sto dando un ordine a ciò che accade attorno a me. E’ un’operazione creativa, gli elementi del fumetto invitano il lettore ad essere propositivo, ad esprimersi. Solo io, lì in mezzo, vedo un enorme quantità di diverse possibilità?

Shake Your Mind!









FONTE IMMAGINI: foto personali