E alla fine arriva One Piece

One Piece nasce dalla mente di Eiichiro Oda nel 1997. Parla del giovane e ingenuo Monkey D. Rufy e del suo sogno di diventare “Re dei pirati”. Il ragazzo ha mangiato un frutto magico che l’ha trasformato in un uomo di gomma e ha iniziato a radunare attorno a sé una variegata ciurma di ragazzi bizzarri e sognatori quanto lui, con i quali è partito affrontando nemici e pericoli di ogni sorta alla ricerca del mitico tesoro chiamato, appunto, One Piece.



Chi pensa di trovarsi di fronte ad una trama originale si sbaglia di grosso. I quattro fumetti che duellarono su “Shonen Jump” si ispiravano chiaramente a Dragon Ball, in linea con quella crisi di creatività di cui abbiamo già parlato qualche tempo fa. Anche i valori che tentavano di trasmettere alle nuove generazioni erano abbastanza scontati, per quanto importanti: credere nel rapporto con gli altri e nei propri sogni, come del resto recitava anche il motto della rivista che li pubblicava, ovvero “amicizia, impegno, vittoria”. Alcuni studiosi, tra i quali Bouissou, considerano questi fumetti delle fiabe moderne. La fiaba ha infatti il compito di educare divertendo e segue uno schema fisso (dare un’occhiata agli studi di Propp per conferma!), esattamente come gli shonen manga.

Perché vinse One Piece, allora? Per un elemento particolare che abbiamo chiamato “dettagli che fanno discutere”. Nessun autore invita il proprio pubblico alla discussione come fa Oda. Nel senso che ogni capitolo è pieno di citazioni, nomi e paesaggi che si ispirano ad altre culture, storie di personaggi secondari. Tutto è molto vivace, ci sono di continuo avvenimenti improvvisi. E poi ci sono i “personaggi scherzo” come Pandaman, un lottatore di wrestling che fugge tra le vignette per dei debiti e che entra in scena pur non c’entrando nulla con la storia principale; e ancora, giochi di parole sulle magliette dei personaggi e tantissimi dettagli che poi, nella rubrica della posta sui volumetti chiamata “sbs”, Oda spiega con altri racconti.



Il lettore, in questo modo, inizia ad aver voglia di trovarli, questi dettagli che fanno discutere. Esamina così ogni vignetta, si confronta con gli altri lettori, cerca di immaginare cosa potrebbe simboleggiare quel segno lì. E non pensate che lo facciano solo gli adolescenti, anzi: sono soprattutto i fan del primo momento, quelli che adesso sono diventati adulti, a compiere questa operazione. Al punto che, grazie ai social network, hanno generato un fenomeno piuttosto interessante di cui parleremo presto.

Shake Your Mind!



FONTE IMMAGINI:

1) foto personale
2) OnePieceWikia.it