Frammenti di fumetto, frammenti di noi

Siamo a tal punto abituati ai social network da non renderci più conto di quali mezzi straordinari abbiamo davanti. Pensiamo anche solo ai meme, che ci permettono di descrivere con buona dose di ironia situazioni ed emozioni altrimenti difficilmente esprimibili. I meme, tra l'altro, hanno contribuito a diffondere nuovamente quel breve connubio di parole e immagini che un tempo formava le strisce a fumetti, un po' disperso negli ultimi anni. Al di là del fatto che alcuni meme utilizzino proprio la struttura delle strisce, i due prodotti non sono poi tanto dissimili: restituiscono un'idea di frammento, comunicazione-lampo di un concetto, apparentemente semplici ma capaci di dare il via a riflessioni profonde, a patto di soffermarsi un attimo.
  

Al giorno d'oggi sembra che l'unica forma di fumetto degna di nota, per tanti, sia la graphic novel. Il romanzo grafico pare l'unica successione di vignette in grado di andare in profondità e di raccontare storie impegnate. Insorgono gli appassionati: è così sconveniente chiamare i fumetti con il loro vero nome, e cioè appunto fumetti? Noi, a dire il vero, non siamo particolarmente sfavorevoli a questa distinzione. Fumetto porta con sé l'idea di frammento di cui si scriveva prima: i capitoli settimanali dei manga giapponesi per gli adolescenti, le tavole autoconclusive che intervallano gli articoli su alcune riviste, le strisce su carta o su web, i meme; frammenti di cose più grandi ma dotate di senso proprio, da leggere anche se si ha poco tempo. Dall'altra parte, ecco le storie ad ampio respiro, le grandi narrazioni, senza stare a disquisire su quale dei due sia migliore o peggiore, poichè entrambe valide e ricche.


 Parlavamo, qualche tempo fa, di Dettagli Altro-Narranti, e verrebbe da aggiungere che è molto più facile ritrovarli nella brevità. Il dettaglio, se nei romanzi grafici concorre ad aggiungere sfumature, nei fumetti più corti offre spunti per andare oltre, perché non c'è una vera e propria grande storia alla quale aggiungere pezzi. Il capitolo settimanale di One Piece ha certo una macro-narrazione a cui aggiungere mattoncini, ma spinge i lettori a parlare dei suoi dettagli proprio in quanto breve appuntamento settimanale. Potrebbe essere, più semplicemente, che avendo meno vignette da leggere si abbia più tempo per vagare con la mente, pensando alle proprie, di storie, ma crediamo ci sia di più. E, pur nutrendo molta ammirazione per le graphic novel, rivendichiamo l'importanza del fumetto breve e sappiamo di non essere soli. Ultima riflessione: anche ciascuno di noi, in fondo, è un frammento di cose più grandi ma dotato di senso proprio. Un motivo ci sarà.


Shake Your Mind!