Fumetto, business e poesia che viene meno

Il fumetto di cui parliamo oggi non avrà nome. Innanzitutto perché mi ha deluso, e una recensione negativa comporta un’assunzione di responsabilità che il sottoscritto non ha alcuna intenzione di prendersi. Poi -ed è la motivazione più importante- perché non è che un pretesto per parlare di altro.

 
Vacanze 2018, costa romagnola. Nel solito hotel, lo stesso ogni anno, c’è un bagnino caratteristico per dialetto e per modi di fare. D’estate cuoce in spiaggia, il resto dell’anno lo passa viaggiando, meditando, facendo cose. Chiacchieriamo spesso: è uno che ne sa. “È a te che piacciono i fumetti, vero? Perché ho una roba da consigliarti”. Ed ecco il nostro fumetto protagonista. Si tratta di una o più vignette giornaliere che parlano di vita quotidiana, pubblicate su una pagina Facebook. Tratto semplice, battute anche, un lavoro senza grandi pretese che onestamente lascia poco. Chi ha a che fare con le strip sa però che un elemento con cui di solito si gioca è la ciclicità. La lettura di una striscia diventa un appuntamento fisso che finisce per generare affetto nei confronti dei personaggi, considerabili dopo un po’ di tempo come degli amici di lunga data. E così è stato.


Cercavo delle informazioni per scrivere un articolo un po’ più lusinghiero di questo, quando mi sono imbattuto nel sito Internet del fumetto in questione, dove mi aspettava un elenco di pubblicazioni cartacee e collaborazioni con riviste piuttosto famose. L’incanto, insomma, è crollato. Parliamoci chiaro, non c’è nulla di male nel voler far soldi e successo con la nona arte. Ma quello che sembrava il prodotto di un innocuo passatempo si è rivelato come un preciso progetto di marketing di cui l’apparente genuinità, che oggi vende bene, non era che un primo tassello. A rimetterci è il rapporto quasi intimo che il lettore sviluppa con l’opera.


Continuerò a seguire le vicissitudini di queste vignette perché ormai mi ci sono affezionato, ma un po’ di sincerità circa gli obiettivi, fin dall’inizio, non avrebbe guastato. Il problema è che si crea per il successo, mentre a volte si dovrebbe creare in nome dell’arte, per il piacere stesso della creazione. Ideali probabilmente troppo alti per molti fumettisti, ma una domanda almeno sorge spontanea: cosa ne penseranno i personaggi stessi, catapultati in una nuova dimensione che non appartiene loro, meno poetica e troppo materiale?

Shake Your Mind!







FONTE IMMAGINI: pixabay.com