I dettagli alter-narranti

Ci sembra di poter affermare che uno dei principali motivi di successo del manga “One Piece”, almeno per quanto riguarda il nostro paese, sia collegato alla capacità di quest’opera di dare il via a discussioni. Nel variegato mondo in cui abita il pirata di gomma Monkey D. Rufy può capitare che un wrestler con la testa da panda si nasconda tra le vignette per sfuggire dai debiti, o che prigioni di massima sicurezza siano strutturate in maniera simile ai gironi infernali danteschi. Ogni vignetta si presenta ricca di dettagli e il lettore viene invitato a individuare citazioni, giochi di parole sulle t-shirt, storie secondarie evocate dagli oggetti o dai costumi di scena; come un turista, il lettore viene chiamato ad esplorare tale mondo sempre ricco di sorprese. Tra le pagine dei fan è piuttosto comune imbattersi in discussioni di questo genere: partendo da alcuni dettagli interni ad una vignetta vengono costruite nuove storie e alla costruzione di queste storie partecipano, in gran numero, gli utenti.



Esistono pagine che compiono la stessa operazione anche per altri tipi di fumetto, come le storie del giornale “Topolino”. Espressioni particolari, doppi sensi, parole atipiche, tutto contribuisce a rielaborare narrativamente ciò che è presente tra le pagine. Questo è possibile grazie alla ricchezza di particolari che un fumetto, medium che combina diversi codici e simboli e segni diversi per creare qualcosa di nuovo, presenta per sua stessa natura. McCloud, in un suo saggio a fumetti sul fumetto stesso, parla di closure, definendola come “osservare le parti ma percepire l’intero […] completare mentalmente ciò che è incompleto”. Abbiamo deciso di definire questi dettagli come “alter-narranti”. Narranti, perché diventano strumenti per la costruzione di nuove storie; alter, perché non servono ad alimentare la storia raccontata da quel fumetto, ma appunto invitano a intraprendere altri percorsi. Jacovitti, nelle sue storie, era solito inserire dei salami con mani e piedi, che con la storia principale non c’entravano assolutamente niente ma che attiravano l’attenzione del lettore, curioso di costruire quella nuova storia che gli si abbozzava davanti.



Ci sembra di poter individuare diversi tipi di dettagli alter-narranti. In molti graphic novel, ad esempio, un certo tipo permette di evocare delle metafore che, attraverso una nuova storia, consentono di dare nuove sfumature alla storia principale: accade ad esempio in “Rovine” di Kuper con il volo della farfalla monarca attraverso diversi paesaggi verso i quali il lettore è invitato a concentrarsi. C’è poi la striscia che, con le sue tre o quattro vignette per volta, prende un episodio di vita quotidiana e lo innalza a episodio esemplare, spingendo il lettore a ricercare in una parola o in un elemento del disegno un qualche spunto filosofico o una qualche citazione. Accade ovviamente nei “Peanuts” di Schulz e può sembrare un esempio scontato, ma occorre ricordare come le avventure di Snoopy e dei suoi amici siano uno dei lavori più brillanti di sempre, anche in questo senso.


 I dettagli alter-narranti non costituiscono una scoperta sensazionale o un elemento rivoluzionario, più semplicemente rappresentano un punto di vista che cerca di sottolineare l’importanza narrativa del fumetto, tanto per l’autore quanto per il fruitore. Quella del fumetto è una lettura di tipo attivo, nel senso che i significati di ciò che si sta assimilando sono potenzialmente infiniti, diversi per ciascuno di noi, poiché ciascuno di noi può combinare i vari elementi in maniera diversa e originale. Avere la possibilità di creare le proprie narrazioni vuole anche dire essere in grado di capire meglio noi stessi e il mondo che ci circonda. Piuttosto importante, ci sembra. 
Shake Your Mind!





FONTE IMMAGINI: foto personali