Parla, vignetta: analisi di un meme



Questo articolo nasce per caso. Il sottoscritto stava “spulciando” il web alla ricerca di alcune informazioni su alcune strisce a fumetti per un futuro articolo -non preoccupatevi, arriverà anche quello- quando all’improvviso ecco questa immagine a quattro vignette: un meme, creato dalla sempre brillante pagina di Facebook “Turin Low Quality Memes”, specializzata in acuta ironia sulla città della Mole. Una risata e già stavo per passare ad altro quando, ad un certo punto, l’illuminazione. Perché non provare a descrivere questo nuovo fenomeno dei social network partendo da un esempio concreto? E, quindi, eccoci qui.


Parlare dei meme non è semplice, perché dietro ad un’immaginetta apparentemente banale si nascondono dei meccanismi profondi. Prendiamo queste quattro vignette: contorni rozzi e grossolani che ispirano simpatia, messaggio chiaro e diretto. C’è questo bambino che si rifiuta di mangiare: non vuole fare questo piacere né per il papà né per la mamma, ma alla fine si convince ad ingoiare brutalmente il boccone per la riapertura della FNAC, quella catena di negozi di libri, dischi e affini che fino a qualche anno fa spopolava anche a Torino, salvo poi sparire nel nulla. Il significato, sul quale gli autori fanno ironia, è che il torinese ricorda quella meta di shopping con un affetto tale da non lasciare indifferenti nemmeno gli infanti; la chiave ironica è piuttosto evidente e punta sull’esagerazione della scena - ed ecco perché quel tratto grossolano che prima abbiamo notato.


C’è un elemento che, nei meme, è particolarmente interessante: la replicabilità. Un meme esprime determinati stati d’animo sfruttando schemi fissi che, di volta in volta, vengono modificati solo in parte. Gli autori di questa pagina di Facebook non hanno disegnato il fumetto di cui abbiamo parlato, si sono limitati a sostituite alcune parole all’interno delle nuvolette, ma sarebbe sbagliato credere che sia il risultato di una profonda mancanza di creatività. È che il mondo dei meme funziona esattamente così ed è sinonimo di creatività non solo creare nuovi schemi fissi, ma anche riuscire ad adattare a nuovi contesti alcuni di questi schemi. E così, da una semplice immaginetta, abbiamo tirato fuori qualcosa di un bel po’ più complesso.

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