Parla, vignetta: Barnaby

Un ragazzino di nome Barnaby che desidera incontrare la propria fata madrina; un “fato padrino” basso, grasso, sempre alla ricerca di cibo da scroccare e con un sigaro come bacchetta magica, una vasta gamma di situazioni e personaggi surreali che non sono mai quello che sembrano. Ingredienti che potremmo ritrovare in una commedia degli equivoci contemporanea e che invece fanno parte di una vecchia striscia a fumetti firmata Crockett Johnson.


Dici striscia e pensi ai cosiddetti “funny animals”, quei personaggi tondi e simpatici attraverso i quali si può magari anche parlare di filosofia, ma pur sempre di aspetto rassicurante. Poi vedi l’opera di Mister Crockett Johnson e ti chiedi come diamine abbia potuto, con questo stile, disegnare libri per bambini. Solo il sottoscritto trova vagamente inquietanti questi sfondi bianchi, queste espressioni criptiche, questi dialoghi fitti fitti che l’autore, cosa decisamente insolita, scriveva a macchina? Eppure la scena è geniale, presentandoci non uno ma ben due equivoci, che forse occorre spiegare un po’ meglio per comprendere l’anima di tutta la striscia.

 Innanzitutto bisogna sottolineare come O’ Malley sia ciò che di più distante da una graziosa fata madrina possa esistere, però il buon Barnaby non sembra mai notarlo, ingenuo come solo un bambino può essere, e così noi lettori dobbiamo continuare a stare al suo gioco. Non solo: O’ Malley, per rimanere nella metafora teatrale, assomiglia ad un “miles gloriosus”, il soldato fanfarone che nella celebre commedia plautina si vantava in continuazione a sproposito. Ora, occorre aggiungere che i genitori del ragazzo non credono nell’esistenza di O’ Malley il quale, giustamente, finisce per sparire ogniqualvolta avrebbe l’occasione per palesarsi e fugare ogni dubbio. E così Barnaby si ritrova da un dottore, per svolgere alcuni test riguardanti la sua sanità mentale. I test andrebbero a buon fine, se il nostro fatino borioso non ci mettesse lo zampino.

Sono gag raffinate che mostrano la potenza dell’intreccio. Allo stesso tempo fanno riflettere sui concetti di realtà e immaginazione, sulla potenza creativa della nostra mente. Vicende apparentemente semplici diventano quindi l’occasione per diversi livelli di lettura, come spesso accade nel mondo delle strip. I problemi quotidiani, della vita di tutti i giorni, vengono però sostituiti da riflessioni quasi meta-letterarie, e questo è invece piuttosto insolito. Il tutto in quella che sembra solo un’innocua striscia a fumetti.

Shake Your Mind!







FONTE IMMAGINI: foto personali riprese da "Linus", volume 01-2019