Pennac che racconta con le immagini

“Trovavo che Jean e Germaine meritassero qualcosa di meglio delle parole”, leggerete al fondo di “Un amore esemplare”, piccolo graphic novel edito in Italia da Feltrinelli. È Daniel Pennac a parlare, l’autore della celebre saga della famiglia Malaussène (romanzi, questi, che vale proprio la pena di leggere) e maestro di scrittura, capace di far fare alle parole un po’ quello che vuole, plasmandole in forme sempre nuove e stupefacenti. Scrittore, dicevamo, ma stavolta sceneggiatore: perché la storia d’amore raccontata in questo fumetto si serve dei disegni di Florence Cestac, artista che non conoscevo e che a quanto pare è celebre in Francia per i nasi dei suoi personaggi, sempre grossi. L’immagine, insomma, la potenza dell’immagine che cattura un professionista della parola, già questo basterebbe a rendere interessante la lettura di quest’opera.



Sono “schifosamente” di parte, lo ammetto. Sono innamorato dei libri di Pennac da sempre, e faticherei a ricordare un periodo in cui non mi sia passata tra le mani una sua creazione. Forse prima di imparare a leggere, ma non ne sono così sicuro. È che riesce ad esaltare con eleganza qualsiasi emozione e situazione, anche quelle apparentemente più banali, che sembrano non avere nulla da dire. Come questo “amore esemplare”, appunto, un amore romantico ma come tanti altri, tra due persone che più che vivere bene “vivacchiano”, isolati da una società che non li riesce a comprendere. Ed ecco qui l’occhio dell’artista, che vede poesia dove altri non guardano. Gli autori giocano con i diversi livelli narrativi che si sovrappongono e scambiano improvvisamente nello spazio bianco tra una vignetta e l’altra, ma i passaggi risultano armonici, sottolineando a noi lettori come da un fatto tendenzialmente asciutto ognuno possa ricavare qualcosa di personalmente “bello”. E infatti questa non è solo la storia di Jean e Germaine, ma è anche il racconto di come il giovane Pennac si sia infatuato di questa storia d’amore, esaltandola a modello universale, e anche la storia delle tante piccole “macchiette” costituite dagli avventori del bar in cui il racconto ha luogo, calamitati come noi lettori dall’intreccio della narrazione: il nostro scrittore, come sempre, riesce a immortalare con pochi tratti caratteri sempre diversi e avvincenti.


Una sdraio, l’ombra di un albero, il sottofondo dell’acqua che scorre in un fiumiciattolo lì accanto: il modo migliore per gustarsi questa piccola grande storia.

Shake Your Mind!




FONTE IMMAGINI: foto personali