Perchè gli adulti dovrebbero leggere i fumetti

È vero, qualcosa negli ultimi anni sta cambiando: il fumetto ha acquistato spessore. Però diciamocelo chiaro e tondo, un adulto fatto e formato che si accinge a leggere qualche vignetta non è ben visto. È ancora troppo radicata dentro molti di noi l’idea del bambino con il giornaletto in mano che attende di crescere per passare a letture “più impegnate”. Noi non lo crediamo. Sarebbe facile, in fondo, parlare di opere come “Maus” di Art Spiegelman, che nel 1992 si permise addirittura il lusso di vincere un Premio Pulitzer: che il fumetto abbia toccato qualsivoglia tematica è un dato di fatto, che si sia riuscito ad adattare ad ogni tipo di pubblico anche. E che dire del “graphic journalism” o delle vignette satiriche? Ma sarebbero ditate sulla tastiera sprecate. No, ecco due motivi un po’ più concreti per i quali gli adulti dovrebbero leggere i fumetti, di qualsiasi tipo questi ultimi siano.

  Se accanto alle parole ci sono le immagini, allora è roba semplice: alla fine è questo il pensiero che accompagna i pregiudizi verso la vignetta. Eppure dovrebbe proprio essere questa caratteristica a far pensare. Lo studioso Umberto Eco ha passato pagine e pagine del suo saggio “Apocalittici e Integrati” a descrivere una semplice tavola di “Steve Canyon”, opera non certo particolarmente profonda. È che assieme alle parole, le immagini formano un’alleanza piuttosto interessante. Pensiamoci bene: posso far ridere disegnando il contrario di quello che ho scritto, posso far riflettere con un dettaglio, posso dire e non dire ma far intendere. Consideriamo i quadri capolavori senza tempo e senza età: non sono forse immagini? E i social network, con i suoi memi: non uniscono forse parole e immagini? Eppure nessun “grande” si considererebbe fuori luogo, in quel caso. Il fumetto unisce insomma due forme di comunicazione creandone una terza, nuova e potentissima.

  Un secondo motivo si nasconde tra le parole di Scott McCloud, un tizio che ha scritto un saggio sul fumetto realizzandolo a fumetti. Ad un certo punto ci parla di un termine misterioso, la “closure”, ovvero “l’osservazione delle parti e la percezione dell’intero”: nello spazio bianco da una vignetta all’altra il lettore deve immaginarsi un movimento, deve contribuire in un certo qual modo a far andare avanti la storia. E questo lo porta a riflettere, a pensare, da solo o confrontandosi con altri lettori.

  In Giappone si crede che ad ogni età corrisponda un certo tipo di fumetto. L’idea è che le vignette accompagnino l’essere umano lungo tutta la sua vita. È un’idea che, probabilmente, dovremmo fare nostra.
 Shake Your Mind!  


FONTE IMMAGINI:

1) lettera43.it
2) Panorama.it