(S)trip! Viaggio nel mondo delle strisce a fumetti: I Puffi

Le Journal de Spirou, 1958. Nella storia Il flauto a sei fori della serie a fumetti Johan et Pirlouit di Peyo, nome d’arte del belga Pierre Culliford, entrano in scena degli esserini blu con pantaloni e cappello bianchi. Il successo è immediato, e quei piccoli comprimari ottengono già l’anno successivo, sulla stessa rivista, le prime storie da protagonisti. Si tratta degli Schtroumpfs, nome che probabilmente non dirà molto, a meno di non utilizzare la traduzione italiana, frutto dell’intuizione di una redattrice del Corriere dei Piccoli : Puffi.


Alti pochi centimetri, i Puffi vivono nella foresta, in un villaggio dalle casette a forma di fungo e invisibile agli umani. Sono quasi uguali tra loro, e non ci resta che distinguerli in base al carattere (Puffo Tontolone), al mestiere (Puffo Inventore), a qualche caratteristica fisica (Puffo Forzuto). A parte alcune eccezioni, ovviamente: uno di loro ha la barba, è vestito di rosso, si chiama Grande Puffo, fa spesso delle pozioni per aiutare i compagni ed è il capo del villaggio; e poi Puffetta, l’unica ragazza del gruppo, creata dal loro grande nemico per creare disordini al villaggio. Sì, c’è anche un nemico, si chiama Gargamella, è un mago, vorrebbe utilizzare i Puffi come ingrediente per trasformare il piombo in oro ed è solitamente accompagnato (e sopportato) dallo sgangherato gatto Birba.


Hanno un modo di parlare decisamente particolare. Sostituiscono il loro nome a verbi, aggettivi e nomi – e così avremo termini come “puffare” e “puffoso” praticamente per qualsiasi cosa, nell’edizione italiana. C’è un aneddoto, legato all’origine del nome: a tavola, Peyo avrebbe chiesto la saliera, ma non ricordandone il nome avrebbe tirato fuori, di getto, la parola “Schtroumpf”, divertendosi poi con i commensali a utilizzare quella novità in contesti diversi. Così, tanto per dire: nel 1979, Umberto Eco scrisse un saggio, sul linguaggio dei Puffi. Cartoni animati, pupazzetti, recentemente anche film realizzati in tecnica mista e dal successo altalenante; un vero e proprio fenomeno mediatico. C’è perfino chi ha individuato indizi di propaganda comunista, lì in mezzo. Al di là di tutto questo, è per merito del fumetto che le creaturine di Peyo sono nate e si sono diffuse, con storie più o meno lunghe e, ovviamente, strisce. Ed ecco che arriviamo al dunque.


Nel 2011 la Blackvelvet pubblica Scherzi da Puffi, seguito a breve da Risate da Puffi e Giochi da Puffi, corrispettivi italiani di volumi pubblicati in Belgio a partire dal 2007. Sono raccolte di strisce e vignette singole, consigliate ad un pubblico dai sei anni in su. Effettivamente ci troviamo davanti a scene di vita quotidiana con battute semplici, a volte ingenue. Non mancano comunque colpi di genio che giocano con la struttura stessa della strip (come qui sopra) e che riescono a fare a meno delle parole. Sono vignette che permettono al lettori di calarsi immediatamente nelle atmosfere del villaggio, facendo apprezzare l’allegria e le atmosfere da fiaba di quel mondo.

Shake Your Mind!










FONTE IMMAGINI: foto personali