(S)trip! Viaggio nel mondo delle strisce a fumetti: Peanuts

Non è facile parlare di Peanuts di Charles Monroe Schulz, e non lo è per due motivi: perché è il grande classico della striscia a fumetti e perché ha sempre fatto parlare tanto. Anzi, troppo. Il semiologo e grande uomo di cultura Umberto Eco se ne innamorò, e nella prefazione alla prima raccolta italiana Arriva Charlie Brown! del 1963 paragonò questa strip alla poesia, facendo incazzare non pochi intellettuali e dando il via ad un feroce dibattito.

 Diciamolo subito: i bambini dalla testa gigante disegnati in maniera quasi infantile, dei quali Schulz segue giochi e discorsi quotidiani, rappresentano le nevrosi dell’adulto americano (e, più in generale, occidentale) nel mondo contemporaneo. Poi piace un po’ a chiunque grazie ad una certa (falsa) ingenuità, ma ci troviamo di fronte a qualcosa di profondo, complesso. E infatti il nome Peanuts, che significa “noccioline” o “cose di poco valore” e che fu deciso dalla United Feature Syndicate al momento della vendita ai primi giornali, fece all’autore sempre e apertamente schifo. 


Il protagonista è “il buon vecchio Charlie Brown”, come ci viene presentato nella prima strip datata 2 ottobre 1950, ed è un ragazzino perennemente votato all’insuccesso. Ha un cane, Snoopy, che sogna di essere scrittore e asso dell’aviazione nella Prima Guerra Mondiale e mille altre cose, mascotte del gruppo e omaggio al cane dello stesso Schulz, Spike. Poi ci sono i fratelly Lucy Van Pelt, cinica e celebre per le sue sedute psicanalitiche all’aperto e a pagamento, e Linus Van Pelt, geniale ma incapace di separarsi dalla sua copertina da letto, nonché fonte d’ispirazione per la rivista di fumetti italiana Linus, che tanto bene fece a Peanuts, al fumetto tutto e alla cultura. E, ancora, un mucchio di altri personaggi per i quali un unico articolo non basterebbe.

 Per circa mezzo secolo Schulz si è occupato della sua striscia quasi senza aiuto di assistenti, reggendo ritmi giornalieri incredibili e guadagnando una fama notevole. Scelse di ritirarsi con un’ultima tavola, pubblicata il 13 febbraio 2000, disponendo che nessuno continuasse le avventure dei propri personaggi – cosa atipica per l’epoca. L’incanto delle sue creazioni viene comunque tramandato ancora oggi grazie a raccolte, cartoni animati e iniziative varie che probabilmente non avranno mai fine.

Shake Your Mind!










FONTE IMMAGINI: 

1) United Feature Syndicate
2) foto personali (copertina)