Immagine Header

SIAMO O NON SIAMO CHARLIE?

Di Loris Ferrero per redazione Post Spritzum

Satira. Ovvero “indicare alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene”, come afferma la Corte di Cassazione stessa. Un Diritto Costituzionale, tra le altre cose. E un parente stretto del fumetto: quando di fumetti veri e propri ancora non si parlava, già sui giornali comparivano disegni caricaturali accompagnati da didascalie.
  A ben vedere, le vignette sono il mezzo più adatto per fare satira. Sono dirette, intuitive, eppure capaci di creare ambiguità combinando parola e immagine. Lo sanno bene i vari Altan, Vauro, Forattini, che qui in Italia si sono occupati soprattutto delle vicende politiche, ognuno con il proprio stile inconfondibile e certi limiti sottointesi da non superare. Non è così per Charlie Hebdo, il settimanale francese salito alla ribalta per le caricature di Maometto e per due attentati subiti nel 2011 e nel 2015.
 
Je suis Charlie”, si scriveva sui social non molto tempo fa, tutti pronti a vestire i panni da difensore della libertà di espressione, prima di constatare direttamente quanto possa fare male quel tipo di satira caustico che non si ferma davanti a nulla, morte inclusa. Perché Charlie Hebdo ha ironizzato sul terremoto di Amatrice e, pochi giorni fa, sulla valanga dell’hotel Rigopiano: difficile da sopportare. Ed ecco che è tempo di indossare nuovi panni, quelli da moralista, senza rendersi conto della coerenza che viene meno. Non sono vignette che devono fare ridere, il succo del discorso sta tutto qui. Sono immagini che interpretano i fatti come se non coinvolgessero persone reali, perché il loro scopo è quello di darne una interpretazione, possibilmente per far riflettere: le opere satiriche lo fanno da sempre.
 
La satira è la satira, si può accettare oppure ignorare. E poi c’è una terza via, quella intrapresa, nel caso dell’hotel Rigopiano, da vari artisti tra i quali spicca Ghisberto: la morte sugli sci, protagonista della vignetta francese originale, viene superata da un volontario del soccorso alpino con tanto di dito medio alzato, come a ricordare che anche dopo una tragedia si è pronti a ripartire, ancora più affamati di vita. Alla satira si risponde con altra satira, possibilmente più umana e intelligente. Shake Your Mind!




FONTI IMMAGINI:
1) Quotidiano.net
2) LaStampa.it