SuperBimbo (parte 3)




“Primo iscritto!”.
Il ragazzo trasalì, e alcuni vermicelli gommosi che stava sistemando nel vasetto trasparente da esporre sul bancone caddero per terra. “Grande! Ma ti ho già detto che sul lavoro non devi parlarmi”. Sentì un borbottio sommesso nella tasca destra dei pantaloni, ma fu irremovibile. Aveva trovato un posto come commesso in quel negozio di dolciumi a forma di nave pirata per pura fortuna, e da circa un mese se ne stava lì, deciso a raggranellare quattro soldi estivi per poi fare qualcosa della sua vita. E parlare ad uno scarabocchio su un pezzo di carta non avrebbe dato una buona impressione.

La notizia, comunque, lo rendeva felice. Il giorno precedente aveva creato su Facebook la pagina Le avventure di Super Bimbo, ripromettendosi una striscia nuova ogni due giorni. Con la prima iscrizione non si tornava più indietro. Il ragazzo sentì l’adrenalina salire, ma riuscì a bloccare la sua mente giusto in tempo, prima che iniziasse a vagare. Di avventure, ne avevano già progettate parecchie: si trattava adesso di presentarle bene, riuscire a far breccia nel complicato cuore delle persone.
 
“Che poi spiegami una cosa” sussurrò, constatando il deserto del negozio in quella parte di giornata, “precisamente, com’è che dalla carta riesci a entrare in Rete? Ah, e a parlarmi, ovviamente”.
“Ti fai troppe domande. Diciamo che lo spazio bianco tra una vignetta e l’altra è il luogo in cui l’impossibile diventa possibile. È sufficiente?”
“No. Ma la sequenzialità è un aspetto piuttosto misterioso, quindi…”
“Guarda che se continui così, Snoopy non te lo saluto”
“Hai detto che lo detesti, non me lo saluteresti comunque”.


***


I vermicelli gommosi avevano lasciato il posto a dei tremolanti alberelli di Natale commestibili, che il ragazzo fece cadere ugualmente in terra, quando la familiare vocina lo sorprese. “Non ci faccia caso, questi comandi vocali degli smartphone a volte giocano brutti scherzi” aggiunse, sorridendo, ad una cliente abituale che parve accettare la spiegazione, prese il suo sacchetto e uscì, augurando buone feste.

“Non impari mai, eh?”
“Sono novità importantissime!”
“Nuovi iscritti?”
“Anche, ma non solo: siamo ufficialmente espositori del Comicsnow!”.

Caddero altri alberelli tremolanti e il ragazzo quasi scoppiò in lacrime. Negli ultimi mesi avevano conquistato una cinquantina di fan, grazie ai quali ogni nuova striscia pubblicata rappresentava un momento di festa. Quei fan, pochi ma buoni, l’avevano spinto a rivolgersi ad una minuscola casa editrice praticamente sconosciuta per pubblicare, su carta che puzzava di pesce, una raccolta: vendette la bellezza di 18 copie -10, escludendo quelle per amici e parenti. Tra i fan più agguerriti c’era anche Giulia, organizzatrice di quello che lei stessa definiva “grande Comicsnow”. In verità una piccola fiera di fumetti organizzata in un piccolo e sperduto villaggio montano, per giunta subito dopo il Natale, quando la malinconia prende il posto della festa. Una fiera però è pur sempre una fiera e Giulia non era niente male, così il ragazzo partì alla volta del paesino, più carico che mai.

“E se fosse l’inizio di una grande avventura?”, disse una certa voce dalla tasca destra dei pantaloni, mentre l’auto sbandava sulla strada ghiacciata.
“Può essere anche la fine, per quanto mi riguarda. È tutto bellissimo”
“Ed è tutto partito da una vignetta, ragazzo mio. Chi l’avrebbe mai detto?”.

Shake Your Mind!