SuperBimbo



“Hey tu, svegliati!”.

 Quella voce acuta e indispettita era emersa tra il chiacchiericcio generale, e il ragazzo alzò la testa: girava tutto, la gente e il tavolino e i rimasugli di birra sul fondo del bicchiere. Stava pensando a come sia improbabile che una persona pisci per dieci minuti di fila, eppure il suo amico era in bagno da dieci minuti, forse era crollato lì. Adesso però c’era altro a cui pensare: “Sei… Sei conciato male eh?”.

Il ragazzo guardò verso un foglio su cui aveva scarabocchiato distrattamente qualcosa che non scarabocchiava da anni. Una figurina paffuta, con un enorme mantello, un ciuffo biondo e due grandi occhioni ostili rispondeva allo sguardo. Si muoveva, tra le grinze della cellulosa. Era l’alcol a dettare le reazioni e al ragazzo sembrò la cosa più normale del mondo rispondere ad un disegno: “Tu non dovresti parlare”.

“E tu non dovresti sprecare il tuo tempo!”.
“Che c’è, uno non si può prendere una serata di relax?”
“Relax da cosa, precisamente?”.

L’omino aveva colto nel segno. Tanti ricordi riempirono la mente del ragazzo, ricordi di promesse non mantenute, di sogni che quando sei piccolo racconti fiero ma dei quali poco a poco, disillusione dopo disillusione, tendi ad abbandonare.
 “T’aspettavi forse che avrei fatto disegnini per tutta la vita? Credevi -che ne so- che avrei avuto successo? Perché lo credevo anche io, una volta, e sai com’è andata a finire”.
“E com’è andata a finire, eh? <<Oh sono un povero artista incompreso che si arrende alle prime difficoltà…>>”.
“Mai piagnucolato così, piantala”.
“Dovresti vederti ora”.

Il ragazzo soffocò un rutto. Quante strisce a fumetti aveva letto, in passato? Avventurose, comiche, da ogni parte del mondo – cercando di carpire i segreti dei grandi autori. Pensava di avere roba interessante da dire. Si sbagliava.
L’omino prese a passeggiare da un bordo all’altro del foglio. Cambiò tono.

 “Ti ricordi la mossa speciale?”.
“FRUSTACIUFFO DI SUPER BIMBO!” e lo dissero insieme ridendo, ma le persone lì attorno notarono solo un giovane poco sobrio che parlava da solo e che, a quel punto, arrossì. Tirò fuori lo smartphone, finse di mandare un messaggio vocale.
 “Pungente. Ti ho ideato proprio bene, eh?”.
 “I misteri della nona arte. Sono qui per questo. Ci riproviamo?”.
 “… Perché no? Non ho molto da perdere, a dirla tutta”.

 L’omino tornò immobile, ma mise su un’espressione compiaciuta. Uno strascichio di passi annunciò al ragazzo il ritorno dell’amico, sopravvissuto a chissà quali avventure in bagno.
“Svuotato. Ci facciamo un’altra birra?”.
“Nah, domani ho una cosa da fare”.

 Barcollarono verso l’uscita del pub, e il ragazzo pensò che il giorno seguente sarebbe stato piuttosto impegnativo, per le sue matite e per il suo cervello.
CONTINUA.

Shake Your Mind!