Una Mole a fumetti

Cosa vediamo, veramente, quando ci imbattiamo nella Mole Antonelliana? Una splendida costruzione, senza dubbio, originale e di carattere. Eppure la nostra Mole è anche altro: è sentimento, poesia, un simbolo che deve ricordarci ad aspirare sempre più in alto.


La storia dell’edifico torinese ci viene raccontata in un modo molto curioso da Geda, Magnone e Urbinati in “A.A.A. – Il diario fantastico di Alessandro Antonelli, architetto”, con un tratto quasi romantico, in bianco e nero, apparentemente appena schizzato. Eppure tanto deve essere stato lo studio, esattamente come tanto fu lo studio che portò il nostro spettinato architetto a realizzare quello che viene considerato come il suo capolavoro. Ed effettivamente in questo fumetto la Mole non compare che alla fine. Prima di tutto c’è un Antonelli bambino che, con i suoi grandi occhioni, non smise mai di guardare verso l’alto, senza mai rinunciare a sognare, sfidando tutto e tutti con una sicurezza propria solo delle persone geniali. A fare gli onori di casa, però, non è lui: il primo personaggio a entrare in scena è uno scalatore addetto alla manutenzione del simbolo di Torino, ed è proprio lui a ritrovare nascosto in un anfratto il diario segreto dell’architetto, con lui noi lettori ripercorriamo le principali tappe dell'antonelliana vita. Curioso come accanto a sogni e visioni ci venga proposto il ruolo umile e concreto, eppure indispensabile, di un individuo che si occupa della "creatura" con un fare quasi materno. Per sottolineare come dopo il tocco dell’artista tante persone, giorno dopo giorno, abbiano riversato affetto nei confronti dell’opera, e che sia stato proprio questo affetto ad averle conferito ulteriore fascino.

Quella di Antonelli e della Mole è una storia che scalda i cuori, da leggere in una giornata grigia e piovosa come le tipiche giornate sabaude, che riescono in qualche modo ad esaltare l'eleganza della città. I fumetti ancora una volta riescono a trovare poesia dove altri vedrebbero solo calcoli e misure. La nona arte esalta partendo dai particolari, si perde nei dettagli e li eleva, come il nostro architetto elevò un’idea portandola su, fino al cielo.

Shake Your Mind!





FONTE IMMAGINI: foto personali