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A Carnevale ogni scherzo vale

Coriandoli, stelle filanti, maschere e travestimenti. Carnevale e la sua pazza euforia ha ormai inebriato di gioia il mese di Febbraio.
Sfilati di carri allegorici, gara alla maschera migliore, sfide allo scherzo più divertente... Ma cosa significa letteralmente Carnevale?

Facciamo un piccolo viaggio storico e torniamo indietro nel tempo.

Le origini del Carnevale trovano spazio nell’antica Roma con la festa dei Saturnali, feste in onore del dio Saturno, uno delle divinità considerato protettore dell’agricoltura e della pastorizia. I Saturnali si svolgevano dopo la metà di dicembre e duravano sette giorni. Durante questa settimana si dava libero sfogo ai banchetti e ai festeggiamenti sfrenati, ci si scambiava doni e auguri, ma soprattutto si eliminava qualsiasi distanza sociale: gli schiavi si potevano comportare da uomini liberi, i padroni dovevano eseguire qualsiasi ordine degli schiavi, le donne si vestivano da uomini e viceversa, i poveri si atteggiavano da ricchi re. Ognuno poteva essere l’esatto opposto di chi fosse realmente, la vera identità era nascosta sotto una maschera.


Nel Medioevo il Carnevale viene spostato da dicembre a febbraio. Proprio in questo periodo troviamo la spiegazione dell’etimologia del termine: “carnem” “levare”, togliere la carne. Questi giorni, infatti, corrispondo alla Quaresima, i quaranta giorni che precedono la Pasqua durante i quali è proibito mangiare la carne. La Chiesa riteneva fosse necessario rallegrare gli spiriti prima del periodo di tristezza quaresimale.
Piazze e strade si riempivano di giullari e clerici vagantes che incoraggiavano il popolo a esprimere il rovesciamento dei valori, attraverso la parodia. La serietà e l’autorità del potere politico e religioso veniva sostituito dalla burla e dal “mondo alla rovescia”, le classi popolari godevano di una libertà negatagli durante tutto l’anno restante.

Questi valori influenzeranno la letteratura carnevalesca, caratterizzata da uno stile comico da sempre considerato negativamente perché utilizzato nelle rappresentazioni “dal basso”.

I canti carnascialeschi trovano, quindi, la massima ispirazione nel Carnevale. Si tratta di componimenti prevalentemente anonimi, in forma di ballata, dedicati a lavori, azioni ed oggetti della vita quotidiana. Furono recitati durante i cortei a Firenze tra il XV e il XVI secolo, dove venivano messi in scena da attori che indossavano una maschera che gli permetteva di burlarsi delle persone che interpretavano, di rovesciare la realtà e di dare voce a temi che nella vita quotidiana sarebbero stati ritenuti scandalosi e osceni. Con la maschera tutto era concesso.

Molto vicino a questi canti carnascialeschi sono i trionfi, che si distinguono per i soggetti mitologici rappresentati dalle maschere.
Uno dei più famosi è il Trionfo di Bacco e Arianna, edito da Lorenzo il Magnifico. Bacco rappresenta il messaggero dell’ebbrezza, della fugacità del tempo e del godimento. Bisogna godere di questa allegria, non pensare al domani che arriva, ma vivere liberamente ogni attimo, festeggiando nel miglior modo possibile.


Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

       Quest’è Bacco e Arïanna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

        Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio, è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si contenta? 
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

        Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Ecco lo spirito del Carnevale: trionfo di una liberazione temporanea, della verità che domina e opprime la vita, così come le regole del regime esistente. Abolizione provvisoria dei rapporti gerarchici, dei privilegi, delle imposizioni e dei tabù.
Nella condivisione della gioia e dei festeggiamenti non esistono distinzioni, tutti sono uguali e tutti possono diventare chi vogliono essere, anche se solo per un giorno.


Buon Carnevale e… diamo colore alla nostra vita!




Fonti immagini:
1) Carnevale di Venezia www.tours-venice-italy.com
2) Trionfo di Bacco e Arianna di Carracci www.wikipedia.it