Addio alle armi: una storia di amore e guerra



Ernest Hemingway (1899-1961) scrisse A farewell to arms (Addio alle armi nella traduzione italiana) in seguito alla sua esperienza come volontario durante la Prima Guerra Mondiale (1914-18). Il romanzo narra le disavventure dell’americano Frederic Henry: il suo incontro con l’infermiera Catherine Barkley apre le porte a un tipo di narrazione incredibilmente romantica, che fa di questo romanzo non solo un romanzo sulla guerra, ma soprattutto un romanzo sull’amore.

La drammatica dicotomia tra amore e guerra sta alla base di questo racconto: se la guerra è rappresentazione della realtà cruda e spogliata di qualsiasi abbellimento, l’amore è lo slancio verso una serenità sognata, astratta e, come vedremo, irrealizzabile. Il legame tra i due amanti, che si incontrano, si perdono, si ricongiungono e si perdono di nuovo, sembra non avere un futuro finché Frederic non diserta la guerra dopo la battaglia di Caporetto.

Questo gesto, tanto coraggioso quanto in conflitto con gli ideali che reggevano la società dell’epoca, sembra rincorrere i due protagonisti come un’ombra per tutto il periodo idillico che rappresenta la fuga amorosa dall’Italia verso la Svizzera. Il lettore ora si chiede: ma davvero ce la farà? Davvero riusciranno ad avere una vita felice, nonostante tutto questo? Nonostante quest’uomo sia venuto meno ai suoi doveri, ma abbia seguito il suo desiderio di libertà. 


A farewell to arms è un grandioso inno alla libertà: alla libertà agognata, desiderata, rincorsa e perduta. Anche i brevi momenti di pace che Frederic e Catherine hanno modo di condividere non sono che attimi precursori alla libertà vera e propria, che i due non potranno mai assaporare.

Ci addormentavamo quando eravamo stanchi e se ci svegliavamo si svegliava anche l’altro e così non eravamo più soli. Spesso un uomo desidera essere solo e anche una ragazza desidera essere sola, e se si amano sono gelosi di questo l’uno per l’altro, ma io posso dire sinceramente che per noi non è mai stato così. Potevamo sentirci soli mentre eravamo insieme, soli contro gli altri. Mi è capitato così solo una volta. Sono stato solo mentre ero con molte ragazze e questo è il modo in cui si può essere più soli. Ma noi non eravamo mai soli e non avevamo mai paura quando eravamo insieme.

Il libro sembra spesso dare tanto spazio a questo desiderio di essere liberi, che permea ogni gesto del protagonista: l’uomo si abbandona a certi piaceri senza curarsi delle conseguenze. Va a letto con molte donne, beve molto, mette incinta una donna senza averla sposata. Cosa più importante: è un disertore. Benché queste cose non suonino per noi contemporanei delle stranezze, per la società dell’epoca lo erano eccome. Il rigore, l’abnegazione e il ferreo rispetto delle regole rendevano la società di allora quello che oggi leggiamo solo nei libri di storia.


Frederic effettivamente sembra opporsi completamente alle leggi della sua società: è la guerra che lo costringe a farlo, sovvertendo completamente qualsiasi valore, qualsiasi regola. Il romanzo sembra suggerirci che, in uno scenario di questo tipo, il lieto fine non può esistere. La tragedia da cui Frederic fugge lo rincorre anche lontano dai campi di battaglia, lontano dalle trincee. Il mondo come noi lo conosciamo non sarà mai lontanamente riconducibile alla realtà di quegli anni, alla drammatica perdita del senso della vita che, pure in sporadici attimi di gioia e spensieratezza, non sembra abbandonare i protagonisti neppure nell’ultimo istante di vita.

Povera, povera Cat. E questo era il prezzo che pagavi per essere venuta a letto con me. Questa era la fine della trappola. Questo era il risultato della gente che si ama. Non si scampa mai da niente. Altro che scampare! Sarebbe stato lo stesso se ci fossimo sposati cinquanta volte.




Fonti immagini:
https://auralcrave.com/2017/12/16/hemingway-addio-alle-armi-liperrealismo-e-la-noia-della-guerra/
https://www.youtube.com/watch?v=n9NuHrJf0bw
http://www.iltorinese.it/hemingway-addio-alle-armi-lago-maggiore/
http://www.pausacaffeblog.it/wp/2019/03/ernest-hemingway-addio-alle-armi-recensione.html