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Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna

Di Alice Bertolini per Redazione Post Spritzum

E chi non sa insegnare, insegna ginnastica, direbbe Jack Black, una delle vette trash del nuovo millennio.


È qualcosa che ci insegnano, per concederci un gioco di parole, fin da quando siamo bambini. Tuttavia, questa è una delle frasi che meglio rappresentano la condizione di tutti noi uomini, noi popolo di Lillipuziani, che ci affanniamo per accaparrarci un ruolo nella società, uno scopo nella vita, la strada per godere dei giorni, nel senso più ampio del termine.

Iniziamo spiegando cosa intendiamo col termine Lillipuziani. Google non ci sarà molto di aiuto, dovremo invece affidarci ai manuali di letteratura e a un romanzo scritto nel ‘700 e letto e riletto e di cui sono state fatte una miriade di trasposizioni cinematografiche – una delle quali vede nei panni del protagonista proprio l’attore Jack Black. Stiamo parlando de I viaggi di Gulliver (1726).

Chi è Gulliver? Un medico di bordo, che naufraga sull’isola di Lilliput, abitata da esseri minuscoli, appunto, i Lillipuziani, il primo popolo che incontrerà nella sua lunga avventura. L’autore di questo racconto, Jonathan Swift, usò questo espediente per prendersi gioco delle lotte tra i partiti politici inglesi dell’epoca, con una satira graffiante tipica dei grandi autori del ‘700 inglese.

Perché sono proprio le ristrette dimensioni degli abitanti di Lilliput a rendere tutte le loro cerimonie, le lotte intestine e le guerre contro gli altri popoli, la loro vanità e fastosità, assolutamente ridicole, assurde. Inutili.

Cosa ci impedisce di vedere in questa invettiva ben celata contro la politica inglese una frecciata contro i suoi stessi simili – contro tutti noi, gente comune?


Non dobbiamo infatti trascurare il fatto che l’idea di un romanzo satirico come I viaggi di Gulliver non fosse nuova tra i letterati settecenteschi. Jonathan Swift faceva infatti parte di uno dei più influenti circoli letterari dell’epoca, lo Scriblerus Club, lo stesso di cui faceva parte il ben più noto Alexander Pope, autore de Il riccio rapito (1712).

I suoi membri si rifacevano alle opere classiche del passato, rielaborandole alla luce del presente, e utilizzandole appunto con un intento satirico e, se vogliamo, moralizzante.

Ciò che James Joyce farà nel 1922 con Ulysses, una delle opere più importanti della letteratura moderna.

C’è del genio, senz’altro, nella rivisitazione parodica della tradizione. Qualcosa che ci porta a riflettere sul vero senso della letteratura. Difatti, quanti scrittori contemporanei potrebbero affermare di essere il nuovo Omero? Quanto è grande la distanza tra la semplice parodia del passato e la realizzazione di non poter sfiorare quel respiro, quella forza narrativa, quell’abbagliante grandezza?
 
E quanti di noi oggi possono ambire a fare della letteratura una ragione di vita, quando i classici non sono più qualcosa di lontanamente avvicinabile? Siamo davvero solo destinati a insegnare? Non sapremo mai più fare qualcosa del genere? Il mondo moderno è davvero una seconda Lilliput?

Shake Your Mind!

Per approfondire:
- Trama, commento e contesto storico de I Viaggi di Gulliver QUI
- Estratto dal film I fantastici viaggi di Gulliver QUI

Fonti immagini:
1) www.filmtv.it
2) www.cultura.trentino.it