Immagine Header

Il Cuore Rivelatore, l'ossessione che uccide

"E’ vero! Sono e sono sempre stato nervoso molto spaventosamente nervoso ma perchè dite che sono pazzo? "

Inizia cosi il racconto horror Il Cuore Rivelatore di Edgar Allan Poe, che con la tecnica del media res catapulta il lettore nel bel mezzo della scena.

Ci si trova di fronte alla lucida e nevrotica confessione dell’omicidio di un anziano signore da parte della voce narrante.
L’identità dell’interlocutore non viene rivelata dall’autore, si può solo supporre che sia l’ammissione della colpa fatta davanti ad un giudice, una guardia carceraria o addirittura un prete.

Per tutto il racconto il protagonista si sofferma a precisare la propria sanità mentale, affinché il pubblico non pensi che il gesto compiuto sia stato fatto per odio o per vendetta.
L’omicida era in una condizione di assoluta lucidità mentale quando ha ucciso il “vecchio”.
L’azione è stata rapida e impetuosa, in un solo colpo il protagonista ha ucciso la sua vittima gettandoglisi addosso.

Il racconto si dilunga non tanto sull’omicidio, ma nel momento immediatamente precedente e successivo. Suggestiva è la descrizione del movente: lo sguardo accusatorio dell’anziano signore, così penetrante da far impazzire il narratore.

"[…] Credo fosse il suo occhio! Si, fu proprio così! Aveva l’occhio di un avvoltoio, un occhio pallido, azzurro, coperto di una pellicola. Ogni volta che esso si posava su di me il mio sangue si raggelava, e così per gradi, oh, per gradi molto lenti, io decisi di togliere la vita al vecchio, e sbarazzarmi così per sempre di quell’occhio. […] "

L’apice del pathos arriva subito dopo l’omicidio. Le urla del vecchio hanno richiamato l’attenzione di alcuni vicini che hanno avvertito la polizia. Il narratore non si mostra né spaventato né intimorito, anzi si rivela sprezzante nei confronti dei poliziotti portandoli a sedere proprio nel punto della stanza nel quale aveva sepolto il cadavere.

La troppa lucidità porta però il protagonista all’auto-distruzione. Da sotto le travi inizia a sentire il battito del cuore del cadavere, con un rumore ed una frequenza sempre più insistente. Convinto che i poliziotti facciano finta di non sentire nulla per prendersi gioco di lui, in preda ad un attacco di panico e nevrosi confessa il terribile gesto compiuto, indicando e mostrando il nascondiglio del cadavere.

"[…]Che cosa potevo fare? Schiumavo, vaneggiavo, bestemmiavo! Volsi di scatto la seggiola su cui mi ero messo a sedere, la trascinai sulle tavole, ma il rumore copriva ogni cosa aumentando continuamente. Si faceva sempre più forte, sempre più forte, sempre più forte! E tuttavia gli uomini seguitavano a discorrere piacevolmente, e sorridevano. Era mai possibile che non udissero? Dio onnipotente! No, no! Certo che lo udivano! Sospettavano! Sapevano! Si beffavano della mia disperazione![…] "

L’ossessione presente all’inizio del racconto si ripresenta alla fine come fattore scatenante dell’auto denuncia, chiudendo il cerchio della trama che ruota attorno alla sensazione di insistenza morbosa e persecutoria.