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Il diritto di non leggere

Libri. Amore e odio. Passione o avversione.
 
In diversi articoli si è affrontato il tema della lettura, del piacere e dei benefici che si ricavano da questa dolce pratica quotidiana.
Non ci siamo mai chiesti, però, perché la gente sceglie di non farsi catturare da questo mondo meraviglioso chiamato lettura.

Leggere è un diritto o un obbligo?

«Il verbo "leggere" non sopporta l'imperativo, avversione che condivide con altri verbi: il verbo "amare" ... il verbo "sognare" ... »

Pennac, nel saggio "Come un romanzo", affronta un tema quanto mai sentito al giorno d’oggi: il problema di come avvicinare i giovani alla lettura, mostrando loro che i libri sono amici e non” mattoni”.

Ogni individuo deve scegliere in completa libertà di avventurarsi tra le pagine di un romanzo, senza subire l’imposizione di genitori o professori.
Il libro deve essere parte integrante della formazione di una persona, che durante la sua crescita vive relazioni contrastanti con il mondo della narrazione: dal dolce racconto dei genitori delle favole, quando si è bambini, al distacco e avversione per i testi scolastici nell'adolescenza, fino ad arrivare all’età adulta in cui si diventa un vero lettore.

"Come un romanzo" è diviso in brevissimi capitoli, che in maniera semplice ed efficacia affronta un tema tutt'altro che banale.
Pennac, attraverso l’analisi dei comportamenti quotidiani che si intraprendono con il libro, cerca di dimostrare come sia sbagliato l’approccio che gli adulti rivolgono ai giovani nell'insegnar loro l’amore per la lettura, presentandola come un dovere, un’attività necessaria e non trascurabile. Lo scrittore, invece, la rappresenta come un diritto, una libera scelta individuale perché: «le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere»

Ecco a voi il decalogo dei diritti del lettore:

1 . Il diritto di non leggere
Fondamento di base: quante volte avreste voluto accendere la radio, guardare un bel film, giocare al computer piuttosto che aprire quel libro?
Pennac si interroga su quante volte ci si senta obbligati a leggere, anziché scegliere espressamente di rinunciare ad altri svaghi per immergersi con il naso tra l’inchiostro delle pagine.

2 . Il diritto di saltare le pagine
Lo sport prediletto dai “lettori” annoiati, che cercano qualsiasi escamotage pur di finire in fretta e furia questa "dolorosa punizione" chiamata lettura.

3 . Il diritto di non finire un libro
L’interesse catturato dall’immagine di copertina, dal titolo o dalle prime pagine può scemare pian piano man mano che si avanza nel racconto. Cresce così, in maniera esponenziale, la voglia di abbandonare quel racconto per dedicarsi ad altro.
Non bisogna sentirsi costretti ad arrivare, a tutti i costi, alla fine della storia; si è liberi di abbandonarla momentaneamente e, perché no, provare a riprenderla in mano in un secondo momento.

4 . Il diritto di rileggere
Ogni volta che si riapre un libro non si legge mai la stessa storia. Si scoprono nuovi particolari, nuove sfumature e dettagli che ad un primo approccio erano passati inosservati.

5 . Il diritto di leggere qualsiasi cosa
«Ci sono “buoni e “cattivi” romanzi», ma ognuno può scegliere quello che preferisce. I classici della letteratura, fumetti, commedie, storie strappalacrime o polizieschi ad ognuno il suo. Per fortuna “il mondo è bello perché è vario” .

6 . Il diritto al bovarismo
Leggere per sentirsi vivo, per perdersi, per ritrovarsi, per sognare, arrabbiarsi, piangere o ridere a crepapelle. Qualsiasi emozione è ben accetta, l’importante è non rimanere impassibili, ma sentire le vibrazioni ad ogni pagina.

7 . Il diritto di leggere ovunque
Non avere il tempo per leggere è una scusa alquanto banale. Se non si riesce a ritagliare un momento nella giornata per stare comodamente seduti su una poltrona ed aprire il libro che si è scelto, approfittiamone per leggere in qualsiasi posto ci venga in mente: in treno, in pullman, mentre si è in coda, aspettando che la cena sia pronta o durante qualsiasi altra attività che vi viene in mente.

8 . Il diritto di spizzicare
La scelta di un libro è un colpo di fulmine, basta un piccolo dettaglio, un particolare per far dire alla nostra testa, e soprattutto al nostro cuore, “eccolo è lui”. Non bisogna avere il timore di prendere in mano un libro, aprirlo, sfogliarlo, leggiucchiare qualche frase, ma è importante lasciarsi intrigare e catturare da quel velo di mistero.

9 . Il diritto di leggere a voce alta
Pennac dice «l’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano». Proviamo a lasciarci trasportare dalla nostra voce e cerchiamo di capire l’effetto che si prova nel sentire provenire dalla nostra bocca le parole di importanti e famosi scrittori.  

10 . Il diritto di tacere
A chi invece vive la lettura come un’esperienza unica e personale, Pennac dedica l’ultimo diritto. Il diritto di rimanere in silenzio, di vivere in maniera intima il libro, senza lasciarsi distrarre dal mondo esterno che fa rumore.
«L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze tra la vita e lui».