Immagine Header

Io, la tua Bambola

Articolo di Alice Bertolini per Redazione Post Spritzum

«NORA: Tu non pensi e non parli come l'uomo di cui possa essere la compagna. Svanita la minaccia, placata l'angoscia per la tua sorte, non per la mia, hai dimenticato tutto. Ed io sono tornata ad essere per te la lodoletta, la bambola da portare in braccio. Forse da portare in braccio con più attenzione perché t'eri accorto che sono più fragile di quanto pensassi. Ascolta, Torvald; ho capito in quell'attimo di essere vissuta per otto anni con un estraneo. Un estraneo che mi ha fatto fare tre figli...Vorrei stritolarmi! Farmi a pezzi! Non riesco a sopportarne nemmeno il pensiero! 
TORVALD: Capisco. Siamo divisi da un abisso. Ma non potremmo, insieme...
NORA: Guardami come sono: non posso essere tua moglie.
TORVALD: Ma io ho la forza di diventare un altro.
NORA: Forse, quando non avrai più la tua bambola. »


Norvegia, 1879. Il termine “femminismo”, ormai noto a chiunque oggi, è comparso ben poche volte nello scenario culturale dell'epoca. Eppure è proprio un uomo, più precisamente un drammaturgo, a comporre una delle opere che più influenzeranno questo movimento.
Stiamo parlando di Henrik Ibsen e del suo Casa di Bambola.
Benché proveniente da una regione situata in un luogo così isolato dal resto dell’Europa, Ibsen avrà molta presa come autore su una vasta fetta di pubblico dell’epoca, persino sui suoi contemporanei George Bernard Shaw e James Joyce.
Casa di Bambola è la storia di un risveglio interiore, di una rivelazione che si fa strada scena dopo scena nel cuore di una giovane donna sposata, Nora.
Notiamo fin dalle prime pagine la controversia di un personaggio come Nora: l’armonia domestica è da lei orchestrata con una perfezione maniacale, che getta tutti i suoi gesti in pasto all’ingenuità.
E sarà proprio questa ingenuità, frutto del desiderio di far funzionare ogni cosa alla perfezione, che porterà Nora a un terribile dissidio col marito Torvald Helmer.
Verremo a scoprire, infatti, che parecchi anni addietro Nora si era indebitata col procuratore Krogstad, ora impiegato nella stessa banca di suo marito, per permettere a quest’ultimo di andare in Italia e guarire da una brutta malattia.
Siamo in pieno clima natalizio quando Torvald viene a saperlo: l’intera faccenda gli fa perdere la testa, e inizia a inveire ferocemente contro Nora per il ricatto che ora Krogstad sembra voler infliggere non solo a lei ma allo stesso marito, promosso da poco a direttore della banca.
Torvald teme a tal punto che la sua reputazione venga macchiata o che, peggio, lui stesso venga licenziato per colpa di Krogstad, che finirà per rimproverare crudelmente Nora e per accusarla come inadeguata alla crescita dei suoi figli e all’accudimento del nido familiare.
Questa e molte altre accuse nei confronti di Nora non sembrano tener conto delle sue buone intenzioni, cosa che provocherà in lei un profondo mutamento.
Difatti, niente di tutto ciò che Torvald teme accadrà: il suo nome non verrà infangato, grazie all’aiuto di un’amica di famiglia, Cristina. Terminata la sua angoscia, sollevato, si comporterà come se non fosse successo nulla.
Ma proprio allora Nora sarà diversa, e deciderà di abbandonarlo, compiendo un gesto efferato, imprevedibile, e di profonda denuncia nei confronti dei costumi borghesi dell’epoca.



La ribellione di Nora combacia appieno, in un’epoca di profondo soffocamento della libertà, con la ribellione di un altro personaggio della letteratura moderna.
Stiamo parlando di Eliza, protagonista del Pigmalione di George Bernard Shaw, di cui molti conosceranno la trasposizione cinematografica in My Fair Lady con la Audrey Hepburn di Colazione da Tiffany
In questo caso ci troviamo di fronte a una giovane donna, povera e analfabeta, che viene presa sotto l’ala protettrice del ricco e colto professor Higgins, il quale decide di insegnarle la grammatica, la dizione e tutte le buone maniere che si confanno a una donna raffinata.
Tuttavia, anche in questo caso la piccola Eliza si ribellerà senza riserve contro l’altezzosità e il senso di superiorità del suo insegnante e protettore, lasciandolo, come si suol dire, a bocca asciutta.
Ormai un secolo ci divide da queste due grandi opere del passato, in cui leggiamo i primi cenni a quello che sarà il profondo mutamento sociale e culturale che vedrà coinvolta la nostra epoca storica.
Casa di Bambola e Pigmalione ci permettono di interrogarci sull’autenticità del legame che unisce un uomo e una donna, e sulle dinamiche che lo portano, spesso, a incrinarsi. Cosa spinge una donna a ribellarsi a un uomo? Qual è il confine tra amore e sottomissione? Qual è il momento esatto in cui una donna, da compagna di avventure, si trasforma in bambola?
Nora ed Eliza furono donne che nutrirono grande fiducia nei loro uomini - forse anche troppa. Ribellandosi alla condizione di inferiorità e umiliazione in cui sembravano soggiacere è forse una ribellione al destino scelto da loro stesse. La loro capacità di destarsi da una condizione che non le rendeva completamente soddisfatte è resa possibile solo dal fatto che loro stesse si erano gettate di propria volontà in una bellissima gabbia dorata. Se così non fosse stato, nessuna delle due avrebbe scelto di dedicare tempo ed energie a uomini completamente sbagliati, incapaci di dare loro ciò di cui loro più necessitavano. 
E di cosa necessitano donne come Nora ed Eliza? Forse, solo di ritrovare se stesse.



Fonti immagini:
http://restaurars.altervista.org/ 
http://www.tate.org.uk