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La coscienza di Zeno, la scrittura come metodo di guarigione

Il romanzo di Italo Svevo è l’analisi psicologica della coscienza del protagonista, Zeno Cosini, raccontata sotto forma di diario autobiografico.
  
Il lettore viene a conoscenza delle memorie di Zeno grazie al Dottor S, il terapista che cerca di aiutarlo nella guarigione.
Quando il paziente deciderà di sottrarsi alla cura, il dottore si vendicherà pubblicando i suoi appunti personali, i quali diventeranno i contenuti del libro.

Zeno comincia a scrivere questo diario, sotto consiglio medico del Dottor S., nel tentativo di guarire.
La scrittura ricopre un ruolo fondamentale nella cura, serve a Zeno per scavare all’interno della sua malattia e cercare la salute.
Anche questa strategia si rivela però fallimentare: il protagonista è convinto di essere guarito da tutti i suoi problemi, non si sente più un disadattato nel mondo e decide pertanto di abbandonare la terapia prima di essere realmente conclusa.

Attraverso il monologo interiore è possibile vivere, insieme al protagonista, la sua nevrosi, il suo disagio.
Seguendo delle macro aree tematiche, Zeno si presenta come un individuo perennemente “malato” di un male di vivere che lo porta ad essere incapace di prendere decisioni.

Questa inettitudine la si riscontra durante l’intero svolgersi della sua vita: l’incapacità di smettere di fumare, il rapporto conflittuale con il padre, la difficoltà di scegliere tra il rapporto con la moglie e quello con l’amante, l’avvio di un’attività commerciale come rivalsa e competizione con il futuro cognato.

La presa di coscienza finale stravolge l’intero romanzo, lasciando il lettore stupefatto e confuso. Zeno si sente ora sano in una società malata; la sua difficoltà a vivere è in realtà l’unico modo per sopravvivere nella società.
L’eccezione diventa la regola, ribaltando i canoni tradizionali di salute e malattia.