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La Fattoria degli Animali e l'uguaglianza disuguale

La Fattoria degli Animali è un romanzo dispotico di George Orwell che si presenta come forte satira contro il totalitarismo sovietico nel periodo staliniano.

Nella fattoria del signor Manor gli animali sono stanchi dello sfruttamento e del sopruso subito dal padrone e decidono di ribellarsi.
La rivolta è animata dal più nobile degli obiettivi: cacciare il fattore, visto come dittatore, e creare una società democratica a misura degli stessi animali, padroni di loro stessi. L’Animalismo si fonda su sette principi cardini riassumibili nella volontà e nell’impegno di creare una fattoria in cui tutti gli animali sono alla pari, hanno gli stessi principi, non vi è violenza e mai a nessuno mancherà cibo.

Pian piano però la situazione peggiora. I maiali, gli animali più intelligenti della fattoria, prendono il potere nelle loro mani, trasformandosi da accesi sostenitori della rivolta a sostituti del padrone.
In particolar modo Napoleone prende il comando della fattoria, ponendo fine alla democrazia. Simbolo di questo cambiamento è la modifica del 7 regolamento della Fattoria:

"Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri"


La dittatura dei maiali e la nuova repressione subita porta gli animali a creare un’alleanza con gli uomini non più visti come il vero nemico della loro libertà.
Il libro si conclude con una scena emblematica nella quale uomini e animali si trovano a giocare a carte insieme e ad ubriacarsi, rendendo difficile distinguere gli uni dagli altri.

Il romanzo metaforico può essere visto come un’allegoria generale di tutte le rivoluzioni che, seppur partendo da ideali di uguaglianza e libertà, si trasformano in regimi che tradiscono gli stessi principi.