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La libertà di dire ciò che gli altri vogliono sentire

Nell’era dei social network, dove l’opinione di una massa di sconosciuti conta più di quella delle persone care a noi vicine, ci si sente perennemente sotto esame.
Il giudizio regna sovrano e non lascia passare inosservato il ben che minimo errore.
Gli “scivoloni” nell’esporre i propri pensieri non sono ammessi, sia che essi siano imputabili per il contenuto poco apprezzato sia per l’errata formulazione.

Apparentemente siamo liberi di dire cosa vogliamo, quando vogliamo, spinti dagli stessi social network a scrivere “a cosa stiamo pensando”.
Prima di pubblicare un post, una frase, una semplice idea, però, la maggior parte delle persone pensa e ripensa bene a cosa potrebbe essere interessante da raccontare e, soprattutto, al modo giusto di esporlo: bisogna essere innovativi, accattivanti, con il giusto equilibrio tra ironia e spiritosaggine, il tutto condito da un pizzico di acidità che sembra non guastare mai.
Tutto questo si può chiamare libertà?

«Reputiamo persone di buon senso soltanto quelle che la pensano come noi»

François de La Rochefoucauld, scrittore, filosofo e aforista francese del XVII secolo, abituale frequentatore dei più rinomati salotti aristocratici, è famoso per le sue “Riflessioni o sentenze e massime morali”.

Quello che era iniziato come un semplice gioco intellettuale della società dell’epoca, si trasformerà in un’occupazione seria che porterà de La Rochefoucauld ad un successo immediato.

Mai più adatti i suoi aforismi si presentano per il mondo dei social. Le Massime scavano nella natura più intima dell’uomo, mettendo a nudo aspetti e particolari poco elogiabili dell’uomo.

La denuncia all’ipocrisia, alla falsità dei giudizi, all’egoismo dell’essere umano che spinge l’uomo a compiere azioni apparentemente virtuose sono tra i temi più trattati da La Rochefoucauld.
Lo scrittore colpisce il pubblico con le sue parole taglienti, che ne rimane ferito e contemporaneamente attratto perché ogni lettore può riconoscersi in queste riflessioni, anche se tenta di prenderne le distanze per non sentirsi giudicato.

«Se si fa tanto discutere contro le massime che mettono a nudo il cuore umano è perché ciascuno teme di esservi messo a nudo»



I profili social che vengono creati rispecchiano l’apoteosi di ciò che il pubblico di Internet vuole conoscere, soffocando la vera identità personale.
Lo scrittore francese, già nel 1665 affermava: «Ci guadagneremmo di più se ci mostrassimo come siamo che se tentassimo di apparire ciò che non siamo.»

Sempre pronti a giudicare gli altri, costantemente attenti alla ricerca di difetti ed errori, si finisce con il perdersi in una rete illusoria e ricca di insidie. Il pericolo di rimanerne intrappolati è alto, quello di non ritrovarsi più come persona ed individuo unico lo è ancora di più. 

«Siamo così abituati a mascherarci dinanzi agli altri che finiamo per mascherarci dinanzi a noi stessi»

La soluzione? Dare spazio ai pensieri puri, spontanei, lasciando fuori il più possibile la manipolazione di un pubblico sempre pronto a puntare il dito contro e tenere sempre ben presente che: «l'estremo piacere che prendiamo a parlare di noi stessi ci deve far temere che non ne stiamo dando nessuno a chi ci ascolta».