L’importanza di essere Ernesto, l’importanza di un nome (parte 2)



Una volta chiarito come l’opera sia essa stessa un paradosso, a partire dal titolo e dall’importanza che può avere il peso di un nome su una persona, è facile accorgersi come questo tema sia ricorrente anche nella realtà in cui viviamo. La presa di coscienza porta il lettore a delle severe considerazioni sul mondo in cui si vive, trasformando la “frivola commedia” in una arguta e pungente critica sociale, non solo limitata all’aristocrazia inglese.

L’effetto-sopresa a "scoppio ritardato" è un elemento stilistico caratteristico di Wilde. I bisticci e giochi di parole non solo colorano l’elegante semplicità dei discorsi dei suoi personaggi, vanno ben oltre. L’umorismo delle battute si presenta in due momenti ben distinti: la prima a livello immediato, generando risate e divertimento; la seconda in un momento posticipato, a livello cerebrale, quando ci si accorge che ciò che risultata scontato in realtà è assolutamente vero.

WORTHING: L’intelligenza, non la posso più soffrire. Al giorno d’oggi sono tutti intelligenti. Non si può andare da nessuna parte senza incontrare gente intelligente. È veramente una calamità nazionale. Darei non so che cosa perché ci fosse ancora un po’ di gente stupida.
AGENORE: Oh, ce n’è.
WORTHING: Mi piacerebbe molto conoscerne qualcuno. Di che parlano tra loro i cretini?
AGENORE: Delle persone intelligenti, naturalmente.
WORTING: Sono proprio cretini.

Dire le cose nella loro forma originaria non creerebbe quindi lo stesso effetto che dirlo in modo capovolto e semplicemente spontaneo:
[a quella vedova] «dal dolore le sono venuti i capelli biondo platino»

O ancora:
«Se non ci mette troppo, l’aspetterò tutta la vita»

Wilde continua a ribaltare le tradizioni anche rispetto ai canoni teatrali. La stessa commedia ribalta lo schema classico del dramma, dal quale trae ispirazione per proporne una versione paradossale.

Agenore e Mr. Worthing sono due giovanotti aristocratici che vivono nella semplicità delle loro complicate menzogne. Age (così come lo chiama il suo amico) ha inventato un amico molto malato di nome Bunbury, che gli permette di fuggire dagli eventi mondani con la scusa di doverlo accudire.

Giovanni (Mr. Worthing) ha creato l’immagine di un fratello immaginario di nome Ernesto che gli permette di fuggire dalla campagna per porre rimedio alle sue scapestrate avventure. In città Giovanni è conosciuto da tutti come Ernesto. Questo scambio gli permette di catturare le attenzioni della ricca Guendalina, innamorata della bellezza del nome stesso.

Age, annoiato dalla vita di città è sempre alla ricerca di qualche “bunburiata” si presenta nella casa di campagna di Mr. Worthing dove vive la bella e giovane Cecilia dell’amico, nipote dell’amico che le fa da tutore.
Fingendosi il fratello sregolato Ernesto, chiede in sposa Cecilia, la quale ha sempre sognato un matrimonio con un uomo che si chiamasse cosi. Inizia così una serie si esilaranti equivoci, scambi di personalità e intrecci che appassionano la lettura con l’avvincente ironia.

Gli ingredienti, se vista in un’ottica drammaturgica, risultano essere i classici della tradizione: l’amore contrastato, la difficoltà di conquistare una ricca ragazza aristocratica, i segreti burrascosi dei giovanotti di città, la scoperta di un figlio illegittimo. Wilde riesce però, con il suo stile studiato e per nulla scontato, a creare un racconto che fa divertire il lettore dalla prima all’ultima pagina. Questo è possibile grazie al tema di fondo dell’importanza del nome e delle parole su tutto il resto.

Cosa potrebbe succedere se le fanciulle scoprissero la verità sulla menzogna del loro tanto amato nome?

GUENDALINA: Per me, voi avete sempre avuto un fascino irresistibile. Anche prima di conoscervi non mi eravate indifferente (Worthing la guarda stupefatto). Noi viviamo, come spero che voi sappiate, in un’epoca di ideali. Questo fatto è di continuo menzionato nelle riviste mensili ed è già persino arrivato ai pulpiti di provincia, a quanto mi è stato detto. Ebbene l’ideale per me è sempre stato sposare un uomo chiamato Ernesto. C’è qualcosa nel nome di Ernesto che ispira fiducia. Dal momento in cui Agenore mi disse di avere un amico di nome Ernesto, ho sentito che ero destinata ad amarvi.
WORTHING: Mi amate veramente, Guendalina?
GUENDALINA: Appassionatamente!
WORTHING: Tesoro! Voi non sapete quanto mi fate felice!
GUENDALINA: Ernesto mio!
WORTHING: Ma non vorrete dire sul serio che non potreste amarmi se il mio nome non fosse Ernesto?
GUENDALINA: Ma il vostro nome è Ernesto?
WORTHING: Si, lo è. Ma supponiamo che non lo fosse. Volete dire che in questo caso non potreste volermi bene?
GUENDALINA (con disinvoltura): Ah, questa è un’ipotesi astratta, e come la maggior parte delle ipotesi astratte, non ha riferimenti concreti con i fatti della vita reale, che noi conosciamo.
WORTHING: Personalmente, cara, e per dirla proprio con franchezza, non è che il nome di Ernesto mi piaccia poi tanto… in fondo in fondo non mi sta affatto bene.
GUENDALINA: Invece vi sta alla perfezione. È un nome divino. Ha una musica tutta sua. Produce delle vibrazioni.
WORTHING: In verità devo dire che secondo me ci sono tanti altri nomi più carini. Per esempio Gianni mi sembra incantevole.
GUENDALINA: Gianni?… no, non c’è musica o quasi nel nome Gianni. Anzi non ce n’è proprio nessuna. Non dà il minimo fremito, la più piccola vibrazione… ho conosciuto molti Gianni ed erano tutti senza eccezione anche più insignificanti della media nazionale. E poi, lo sanno tutti, Gianni è solo il diminutivo di Giovanni. Probabilmente non conoscerà mai il piacere squisito di un momento di solitudine: i Giovanni sono appiccicosi. No, l’unico nome davvero sicuro è Ernesto (torna a sedersi)
WORTHING: Guendalina, bisogna che mi faccia subito battezzare… voglio dire bisogna che ci sposiamo subito. Non c’è tempo da perdere.