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Lo scrittore Alessandro Perissinotto a Rivoli per presentare “Quello che l’acqua nasconde”

Si è tenuta oggi, martedì 27 giugno 2017, presso la Biblioteca Civica A. Merini di Rivoli la presentazione del libro “Quello che l’acqua nasconde” di Alessandro Perissinotto.

L’aula al piano di sopra della “biblio”, normalmente affollata da studenti in questo periodo di esami estivi, ha cambiato per un’ora fruitori, riempiendosi dei fan dello scrittore / giornalista, ma anche di curiosi che hanno approfittato dell’incontro per conoscere un romanzo e uno scrittore a loro ignoto. Questo è in effetti uno dei modi che io stesso preferisco per entrare in contatto con nuovi libri e nuovi scrittori e, se le parole che escono durante la classica lettura degli estratti e dalla consueta discussione che ne segue mi accarezzano e solleticano l’anima, magari successivamente provo a leggere qualcosa di loro. Devo ammettere che ne esco quasi sempre arricchito, in ogni caso.
Voglio dire … in questa epoca di connessioni lampo, brevissime e distratte fatte di cellulare e chat, infilate in mezzo al preparare cena o al fare qualche commissione in giro, ritagliarsi un’ora per ascoltare cosa ha da raccontarci una persona e rimanere focalizzati su quello che ci dice si riscopre essere una bella sensazione, che dà buoni spunti di riflessione. E l’incontro di oggi rientra in questi casi … Alessandro Perissinotto nel suo discorso alla platea attenta, ha suggerito come il terrorismo che tanto spaventa oggi giorno e il nuovo problema irrisolvibile dei profughi non siano affatto una novità e che in passato li abbiamo già superati [con riferimento al terrorismo comunista e alla Torino violenta degli anni ’70 e ai profughi istriani del ’47 ]. L’importanza della memoria storica, quindi, e il saper guardare indietro e riflettere uniti all’osservazione attenta del mondo che ci sta intorno e dei segnali che ci lancia.


Particolarmente toccante il momento in cui una signora ringrazia piena di emozione l’autore: dice che sentire questi ragionamenti su quei periodi che ha vissuto nella giovinezza l’ha aiutata a meglio comprendere e collegare quei fatti. Alessandro Perissinotto sorride, e ricorda al pubblico che leggere – ma anche parlare o vedere film – è spesso utile per confrontare punti di vista diversi su un determinato argomento, o portarne in superficie di analoghi, altrimenti assopiti e in ombra.

Nella parte conclusiva dell’incontro, rispondendo alle domande del pubblico, ha distinto tra una scrittura “di cronaca“ e “una di romanzo”  sia per una questione di tempistiche che di accuratezza e scernita delle parole usate. Il lavoro per un romanzo è frutto di una ricerca che dura mesi; una volta raccolto il materiale, Alessandro Perissinotto scrive l’opera in un tempo relativamente breve (circa 6 settimane). Ma ogni parola che viene messa in quel libro è pensata e voluta dall’autore. Cosa che per gli articoli di cronaca che abitualmente scrive per testate giornalistiche è impossibile fare,  nella contesto della frenesia e della tempistica del mondo editoriale odierno.
Frenesia tipica di questo nostro mondo moderno, e da cui sono contento, almeno per un’ora, di aver staccato oggi.

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