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Tolkien ed Il Signore degli Anelli: tra mitologia e fantasia

Il 29 luglio del 1954 lo scrittore inglese J.R.R.Tolkien pubblica per la prima volta "Il signore degli anelli", uno dei romanzi fantasy più celebri del Novecento.

Scritto a più riprese tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi e tradotto in ben 38 lingue. Dopo la prima pubblicazione dell'opera, il Sunday Telegraph affermò che era «fra i più grandi lavori di finzione immaginaria del ventesimo secolo». Il Sunday Times sembrò condividere questa affermazione quando, nel paragrafo di apertura della propria recensione, scrisse: «La parte del mondo che parla inglese è divisa in due: quelli che hanno letto Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit, e quelli che stanno per farlo»

Il Signore degli Anelli (The Lord of the Rings) è un romanzo fantasy epico ambientato alla fine della Terza Era dell'immaginaria Terra di Mezzo. Le vicende centrali, tuttavia, si riferiscono al periodo dal settembre 3018, giorno della partenza di Frodo e Sam per il loro viaggio, fino al 25 marzo 3019, data della distruzione dell'Unico Anello.

Il Signore degli Anelli narra della missione della Compagnia dell'Anello, composta da hobbit, elfi, nani e umani, che decidono di partire per distruggere il potente Anello del Potere. Quest’anello è considerato una vera e propria arma: se tornasse nella mani di Sauron, il suo malvagio creatore, lo renderebbe invincibile permettendogli di dominare con terrore e malvagità sull’intera Terra di Mezzo.
La narrazione comincia dove si era interrotto un precedente romanzo di Tolkien, Lo Hobbit, e l'autore usa lo stratagemma dello pseudobiblium, un libro mai scritto ma citato come vero, per collegare le due storie. Entrambi i romanzi, nella vicenda della storia, sono in realtà una trascrizione di un’autobiografia, il Libro Rosso dei Confini Occidentali, scritta a quattro mani da Bilbo Baggins, protagonista de Lo Hobbit, e da Frodo, il protagonista del Signore degli Anelli.


La passione dell’autore per il popolo magico degli Elfi nacque già all’inizio del XX secolo. Tolkien, ispirandosi al finlandese, aveva ideato una lingua artificiale: il Quenya; negli anni successivi sviluppò l’idea di creare un popolo che potesse parlarla e che avesse una propria storia e tradizioni. Lo stesso procedimento fu successivamente utilizzato per creare le altre razze fanta-mitologiche.

L’ambientazione del Signore degli Anelli, invece, nasce dall’amore dello scrittore per la filologia e la lingue e letteratura anglosassone, senza dimenticare il suo profondo interesse per le fiabe e la religione.
Il suo desiderio era di creare un’originale e fantasiosa mitologia inglese, che riempisse la carenza di interesse di quella reale: «Fin da quando ero piccolo la povertà del mio amato paese mi rattristava: non possedeva delle storie veramente sue. [...] Desideravo creare un insieme di leggende più o meno connesse fra loro, dalle più complicate e cosmogoniche fino alle favole romantiche... e volevo semplicemente dedicarlo all'Inghilterra, al mio paese.»

Tanti sono i temi che vengono affrontati con estrema cura nei tre volumi del romanzo.
A sfondo dell’intera opera si trova il tema religioso, con specifici riferimenti alla generalità delle religioni e alle loro teologie.
All’interno però si abbracciano anche argomenti più specifici: la Speranza dei popoli che lottano contro il male per preservare la propria libertà; la Provvidenza, che influisce profondamente sulla vicenda della Compagnia, guidandoli nel loro percorso; l’Umiltà e l’Amicizia dei compagni di avventura, che danno forza a Frodo nei momenti di peggior sconforto e stanchezza. Ultimi, ma non meno importanti, i temi della Morte e del Sacrificio che bisogna sopportare per raggiungere un mondo dove vivono gli ideali di pace e giustizia. 

Ancora si possono trovare temi di natura Romatica: il Viaggio come evasione e fuga dalla realtà, guidato dai propri interessi interiori, ma contemporaneamente mosso dal desiderio comune di riuscire a riconquistare la libertà di tutti i popoli.
La Nostalgia, vista con un’accezione diversa da quella odierna. Nell’opera si parla di “smania del desiderare”, frustrazione che pervade i protagonisti fino al punto di renderli depressi e vulnerabili al potere malvagio dell’Anello, in grado di ossessionarli e di indurli a far del male alle altre persone pur di averlo nelle proprie mani.
In opposizione troviamo il titanismo, che spinge l’uomo a superare i propri limiti e le proprie possibilità, conducendolo quasi sempre al desiderio di supremazia e potere.

Nonostante le tragiche avventure raccontate il Signore degli Anelli termina però con un lieto fine. Il male viene sconfitto e il bene torna a trionfare sulla Terra di Mezzo. Questa scelta può essere vista come un riscatto dell’umanità e come fiducia che Tolkien riponeva verso gli uomini, in contrasto come la sua vita personale che lo obbligò ad assistere e partecipare alle atrocità della Prima e della seconda Guerra Mondiale.
Non bisogna però pensar che Tolkien faccia parte del mondo da lui creato, perché come egli stesso afferma: «Io in realtà, non appartengo alla storia che ho inventato, e non voglio appartenervi»


Fonti Foto:
1) www.amazon.it
2) www.pinterest.com