Amazzonia, gli Yanomami e il popolo incontaminato

La nostra terra deve essere rispettata. La terra è il nostro patrimonio, un patrimonio che ci protegge” Davi Kopenawa.


Gli Yanomami sono una popolazione della foresta amazzonica che vive nella zona compresa tra l’Orinoco e il Rio delle Amazzoni. Si tratta di un gruppo etnico di circa 30.000 individui, che sin dagli anni ’70 vede invadere il proprio territorio, prima con la costruzione di strade, poi con la corsa all’oro negli anni ’80. Inizialmente vi erano stati contatti solo con missionari cattolici e protestanti, successivamente si insediarono cacciatori e raccoglitori di gomma e infine i garimpeiros, cercatori d’oro particolarmente violenti, soprattutto con donne e bambini.


Gli Yanomami vivono in villaggi composti da persone dello stesso ceppo familiare. La dimensione del villaggio, detto shabono, varia a seconda del numero di persone (dai 50 ai 400 individui) ed ha la caratteristica forma ovale con un’apertura al centro. Questo “tetto” delimita il villaggio, che a sua volta è suddiviso da pali, che dividono i nuclei familiari.

La loro vita è strettamente legata e dipendente dalla foresta: coltivano tuberi, tabacco, banane, pescano e cacciano. Il mondo spirituale è fondamentale: ogni creatura, roccia, albero e montagna ha un suo spirito e gli sciamani lo controllano, entrando in trance con un allucinogeno chiamato yakoana, che permette loro di avere visioni e incontrare gli spiriti. L’organizzazione politico-sociale di questa tribù è particolare, poiché manca una leadership centralizzata: tutti sono uguali e possono accedere alla posizione di leader.

Grazie a una ricognizione aerea del Funai, l'ente governativo brasiliano che si occupa di difendere e preservare le comunità indigene dell'Amazzonia, si è scoperto un gruppo di Yanomami incontaminato, che si credeva ormai scomparso, i Moxihatetema. Questi popoli sono in pericolo: minatori illegali devastano il territorio, nonostante i divieti, continuano ad abbattere alberi, creare strade per il passaggio dei loro mezzi e inquinare le acque dei fiumi con il mercurio. Portano anche malattie, come la malaria o il morbillo, sconosciute a questi popoli. Infine l’assenza di fondi governativi impedisce al Funai di proteggere e preservare adeguatamente queste comunità.  
La violenza dei garimpeiros si ripercuote anche sulla cultura di questi indigeni: i bambini sono abituati all’orrore, alle uccisioni dei propri familiari e questo fa sì che manifestino atteggiamenti aggressivi fin da piccoli, anche all’interno del gruppo.  

Survival, che sostiene gli Yanomami da decenni, ci spiega che il congresso brasiliano sta discutendo un progetto di legge che, se approvato, consentirà l’attività mineraria su larga scala nei territori indigeni mettendo in grave pericolo gli Yanomami e altre tribù isolate del Brasile.  

Davi Kopenawa, sciamano e portavoce degli Yanomami, preannuncia: “L’attività mineraria distruggerà la natura. Devasterà i ruscelli e i fiumi, ucciderà i pesci e l’ambiente – e ucciderà anche noi. E porterà nella nostra terra malattie mai esistite prima”.

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