Gli orti urbani

Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno significa dimenticare sé stessi. Gandhi.



La tecnologia ha preso il sopravvento e le nostre finestre si spalancano su panorami virtuali, siamo abituati al rumore del traffico, ma non al silenzio della natura. Ecco che gli orti urbani ci insegnano un nuovo modo di vivere la città.

Di che si tratta? Gli orti urbani hanno una storia che comincia a fine '800 in Francia con i jardins ouvriers (giardini operai), promossi da Jules Lemire, prete e deputato riformista. Oggi si tratta di terreni che i comuni assegnano alla collettività attraverso bandi pubblici, al fine di riqualificare e valorizzare gli spazi urbani. Si recuperano così quelle aree abbandonate e in degrado, perseguendo finalità sociali e educative, promuovendo concretamente il concetto di bene comune. Una sorta di ager publicus romano.
Questi orti sono dei polmoni verdi per le metropoli industrializzate ed educano a pratiche ambientali sostenibili, incoraggiando l'impiego costruttivo del proprio tempo libero e favorendo un rapporto diretto e attivo con la terra e la natura, attraverso la trasmissione di conoscenze e tecniche di coltivazione.

Negli ultimi anni in tutte le città europee e nordamericane il numero delle persone che vogliono coltivare un orto è andato via via crescendo.
Negli Stati Uniti spopola il terrace garden: insalate e pomodori vengono coltivati anche sui tetti di case e grattacieli.
A New York nel 1978 nasce “Green Thumb”, un’associazione che risana zone degradate convertendole in orti urbani, che forniscono prodotti biologici per mercatini comunitari.
A Los Angeles, l'architetto Fritz Haeg ha creato gli edible estate, “giardini commestibili", proponendo di sostituire il prato del vialetto con un paesaggio di ortaggi: “lo spazio banale e senza vita del prato uniforme antistante la casa sarà sostituito dall'abbondanza caotica della biodiversità".

Il sindaco di Londra ha avviato la campagna “Capital Growth” per trasformare zone derelitte in progetti comunitari di coltivazione, creando appezzamenti di terra a uso agricolo situati nel centro città, soddisfando così i cittadini che desiderano coltivare in proprio frutta e verdura.

Negli anni '50, in Danimarca, il paesaggista Theodor Sorensen progetta un complesso di 50 orti destinati agli abitantidegli appartamenti vicini, si tratta dei “Giardini di Naerum Vaenge” di Copenhagen.
Ogni orto di 80 mq ha una forma ovale ed è delimitato da una siepe di 1.70 m, all'interno le casette sono tutte uguali, ma dipinte di colori diversi e gli orticoltori gestiscono l’orto in autonomia.
Tra un orto e l’altro gli spazi sono curati dal comune e aperti al pubblico.




E in Italia? A Milano è nata addirittura una rete, quella delle “Libere Rape Metropolitane”, che raccoglie le esperienze di orti e giardini condivisi, organizzando incontri di scambi reciproci e seminari di approfondimento e sensibilizzazione sul tema, incentivando la nascita di nuovi giardini.
La città di Torino è in cima alle classifiche italiane degli orti urbani, grazie all'iniziativa “TOCC – Città da coltivare”, lanciata nel 2012, che propone un nuovo rapporto tra agricoltura e città. Il progetto intende promuovere lo sviluppo dell’agricoltura nel territorio urbano: coltivazioni sostenibili e indirizzate al concetto di “catena corta”, agricoltura sociale, orticoltura individuale o collettiva, agriturismo, forestazione urbana.
Da ricordare anche il progetto O.U.T. (Orti Urbani Torino), promosso da Brigata Cultura, che raccoglie le diverse esperienze legate agli orti urbani di Torino, in una mappa interattiva sempre aggiornata. La mappa indica la presenza degli orti in città e con la geolocalizzazione potrete trovare quello più vicino a voi!
Infine Korto è il primo orto on-line che permette agli iscritti di scegliere i propri ortaggi, farli coltivare (o coltivarli personalmente) a Venaria Reale, vederne i progressi via webcam e riceverli direttamente a casa!

Senza nulla togliere all'importanza educativa di questa attività, verrebbe da chiedersi se le città, sempre più inquinate, siano il posto giusto dove far crescere i propri ortaggi o se sia meglio coltivare in campagna, lontano dallo smog. Sicuramente questa iniziativa può essere un punto di partenza per sensibilizzare i cittadini e avvicinarli agli spazi verdi, nella speranza che si diffonda una maggiore consapevolezza dell'importanza della terra e degli alberi in particolare, e che in un futuro (speriamo prossimo!) ci sia un cambiamento delle abitudini e una particolare attenzione per l'ambiente.
 
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