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KIRIBATI, ISOLE IN VIA D'ESTINZIONE

di Irene Conte per redazione Post Spritzum


Le Kiribati sono un arcipelago dell’Oceania, poco distanti dall’Australia, in mezzo all’Oceano Pacifico. Entro un secolo, ma forse anche prima, verranno completamente sommerse, a causa dell’innalzamento del mare dovuto al riscaldamento globale.


Alice Piciocchi e Andrea Angeli, due trentenni milanesi, grazie ad una campagna crowdfunding sono partiti alla volta di Kiribati e hanno vissuto con la popolazione locale per alcuni mesi. 
Da questa esperienza nasce il libro-reportage illustrato “Kiribati. Storie di 33 isole in via di estinzione”. “Siamo partiti dall’Italia con l’idea di trovare una nazione in stato di emergenza, famiglie spaventate con le valigie pronte e una strategia di evacuazione consolidata e condivisa – raccontano – Quello che ci siamo trovati davanti è stato uno scenario molto diverso”. 
Ragazzi con il tablet, ma a piedi scalzi, donne che si spruzzano il profumo, ma si lavano sotto la pioggia, nessuno sembra preoccupato per l’imminente futuro. 

Ecco allora che l’attenzione degli autori si sposta sulla cultura di questo popolo, fatta di molteplici sfaccettature: riti magici, leggende, usanze connesse al paesaggio e alle sue risorse, ritmi scanditi dalle maree, simboli e convenzioni culturali, guaritori che leggono le foglie, donne che con il loro canto attirano le balene a riva e infine ai lettori di nuvole in grado di interpretare il cielo. La pesca e la vendita di copra, la polpa essiccata del cocco, sono tra le fonti principali di reddito di Kiribati. Poco turismo, piccoli negozi, scarsa acqua potabile. 

La memoria di questa terra è un patrimonio da salvaguardare che, data la predisposizione alla trasmissione orale, rischia di disgregarsi o di essere dimenticato […] Della loro ipotetica fine non sono particolarmente preoccupati: da tremila anni vivono un rapporto inscindibile con l’acqua e con la terra, il mare che fornisce il pesce e la terra che offre il cocco e lo spazio per allevare qualche animale. Non riescono nemmeno a contemplare l’idea che la natura si possa ribellare”. Tuttavia i segni dell’imminente distruzioni sono evidenti: tifoni, alberi bruciati dal sole, condizioni climatiche estreme, le acque dell’oceano continuano a crescere e minacciano gli abitanti, che rischiano di diventare eco-profughi.

Il Presidente della Repubblica di Kiribati, Anote Tong, ha escogitato un piano: una migrazione di massa di circa 100mila persone in un appezzamento di terreno comprato nel 2014 alla Chiesa Anglicana nelle isole Fiji

Il problema è che gran parte della popolazione non ha le risorse economiche per poter emigrare. 
Un’altra idea ipotizzata era quella di costruire un’isola galleggiante, che costerebbe 2 miliardi di dollari, ma si tratta di una via economicamente dispendiosa e dai risultati incerti.  
In occasione della Conferenza sul Clima, a Parigi, il Presidente ha registrato un videomessaggio in cui afferma: “Siamo qui per chiedere impegni che siano in grado di salvare la nostra gente, povera o ricca che sia. E di dare un futuro alle prossime generazioni”.

Quello che sta accadendo a Kiribati è “l’ultimo regalo dell’Occidente”: ciò a cui Tong si riferisce è il gap che esiste tra i paesi che contribuiscono alla creazione di gas serra e quelli che ne subiscono le conseguenze. Tutto ciò va a svantaggio delle popolazioni più povere, senza che vi sia un impegno concreto da parte dei paesi che producono CO2 a ridurre le emissioni.
Come ha affermato Hugo Chávez, “Se il clima fosse una banca, i paesi ricchi l’avrebbero già salvato”.

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