La deforestazione di Bialowieza: la Polonia viola le direttive UE

Perché un ecologista venga eletto presidente, bisogna che gli alberi votino ~ Coluche



Białowieża è un'antica foresta vergine situata lungo il confine tra Bielorussia e Polonia. È l’ecosistema forestale, per alcuni tratti ancora incontaminato, meglio conservato nel Vecchio continente, rappresenta tutto ciò che resta dell'immensa foresta che 8.000 anni fa si estendeva su tutta l'Europa. Questo sito appartenente ai Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO ed è qualificato come “Riserva della biosfera”, essendo uno degli hotspot di biodiversità più importanti del continente. A oggi Białowieża misura circa 10.000 ettari e sul territorio polacco è protetta come parco nazionale.

La storia. La foresta è abitata dalla principale popolazione di bisonti europei, una specie in via d’estinzione. Già nel 1538 il re Sigismondo il Vecchio aveva istituito con editto la pena di morte per i bracconieri, ma nel 1700 con lo zar Paolo I, caddero tutte le protezioni e vaste zone della foresta finirono in mano ad aristocratici appassionati di caccia. Durante la prima guerra mondiale la foresta subì gravissimi danni: vennero costruiti più di 200 km di ferrovia, aperte tre grandi segherie e l'esercito imperiale tedesco, che occupò l'area nell'agosto del 1915, cominciò a cacciare intensamente gli animali. Nel settembre di quell’anno venne impartito il divieto di caccia, ciò nonostante il massacro dei bisonti continuò fino al 1919. Nel 1921 Białowieża venne dichiarata Parco Nazionale, ma purtroppo nel 1923 si scoprì che solo una cinquantina erano gli esemplari rimasti in vita, reclusi in vari zoo del mondo. Dopo la seconda guerra mondiale la foresta venne divisa tra Polonia e Bielorussia e nel 1992 diventa patrimonio dell’UNESCO.

Una triste storia che vede Białowieża continuamente sfruttata, ma ciò non ha impedito al ministro dell’ambiente Jan Szyszko di procedere con il disboscamento: con la scusa della presenza del “bostrico dell’abete rosso”, un coleottero nocivo per tali piante, ha deciso con decreto di abbattere circa 1.000.000 di alberi, di varietà anche diverse dall’abete rosso. Un atto ingiustificato che ha messo a rischio 20.000 specie animali che trovavano rifugio tra i rami degli alberi, fra cui 250 specie di uccelli e centinaia di bisonti europei, i più grandi mammiferi sul continente, che rischiano ormai l’esitinzione.

Già nel luglio scorso il tribunale europeo aveva ordinato di fermare il taglio degli abeti e querce secolari, ma era stato ignorato: è la prima volta che uno Stato membro non ottempera agli ordini della Corte di Giustizia. La Commissione europea ha quindi aperto una procedura di infrazione nei confronti di Varsavia, a seguito della violazione delle norme UE sulla tutela della biodiversità: la Polonia rischia una multa di 100.000 euro al giorno. Inoltre, se il procedimento arriverà fino in fondo, Varsavia potrebbe perdere il suo diritto di voto nelle istituzioni europee e i finanziamenti. Ma il neoministro dell'ambiente polacco Henryk Kowalczyk, succeduto a Szyszko, assicura: "posso già confermare che la Polonia rispetterà e attuerà la sentenza della Corte di Giustizia europea".

Perché è stata presa la decisione di tagliare gli alberi? Sicuramente il coleottero nocivo non è un motivo valido per abbattere alberi millenari, mettendo a rischio anche la fauna. La ragione del disboscamento non è nemmeno da ricercarsi nei benefici economici (non ci sono significativi guadagni per la vendita del legname), ma piuttosto in un gioco politico che vedeva Jan Szyszko rafforzare la sua posizione: molti dei suoi sostenitori erano operai del settore forestale. Secondo Dario Febbo, ex direttore del Parco d’Abruzzo, “la decisione di tagliare la foresta non ha alcun fondamento economico. Si tratta di un atto ideologico, come se il governo volesse violare il tabù e porsi contro l’idea della protezione della natura”.

Un egoistico gioco politico che rischia di distruggere un patrimonio immenso e le numerose querce millenarie, un caro prezzo pagato ancora una volta dalla natura indifesa.

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