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La lotta all'Aids: quando la conoscenza è potere. Intervista a Lia Mastropietro, Presidentessa Lila Piemonte

Il 1° dicembre di ogni anno si celebra una giornata molto importante per ognuno di noi: quella della lotta all’Aids. La malattia è stata riconosciuta per la prima volta nel 1981 e da allora ha ucciso oltre 25 milioni di persone in tutto il mondo, configurandosi come una delle più distruttive epidemie che la storia ricordi e portando le Nazioni Unite a inserire la lotta all’Aids tra i Millenium Development Goals, le emergenze che la comunità internazionale si impegna ad affrontare per garantire un mondo più sicuro, sano ed equo.

La ricerca ha fatto molti passi avanti, col risultato che Aids oggi non significa più solo ed esclusivamente morte. Il mondo dell’HIV è cambiato, e il virus non significa più solo morte. La prospettiva di vita dei pazienti è triplicata e le cure rendono possibile “addormentare” il virus, rendendolo meno aggressivo e facendo si che i pazienti in cura non siano più contagiosi, rendendo loro possibile avere una vita più normale e riducendo le possibilità di contagio. Purtroppo, però, non esistono ancora né un vaccino né una cura e la prevenzione resta l’unica vera arma per contrastare l’epidemia.

Quando si parla di Aids, tuttavia, bisogna considerare che la malattia ha una forte componente culturale che rende complicato parlarne e, di conseguenza, diffondere le conoscenze necessarie a una prevenzione efficace. A questo si aggiunge lo stigma sociale che viene attribuito ai malati e il luogo comune che li vede come persone necessariamente promiscue. Purtroppo non è così: l’Aids può riguardare chiunque abbia una vita sessuale attiva, e la mancanza di opportuna informazione a riguardo ha rallentato il processo di diminuzione dei casi di contagiati, in particolare tra i giovani, considerando che la fascia più colpita è quella delle persone tra i 20 e i 35 anni.

Di recente si è tenuta un’importante iniziativa di prevenzione e sensibilizzazione presso Università di Torino. Il 21 novembre, nell’ambito della Test Week, è stato possibile effettuare gratuitamente il test dell’HIV all’università. Si tratta di un test salivare rapido e indolore la cui importanza è cruciale in quanto l’HIV, lo stadio del virus che precede l’Aids, è una malattia asintomatica, e sottoporsi a opportuni controlli può aiutare a scoprire il disagio per tempo, rendendo possibili cure più efficaci ed evitando ulteriori contagi.
L’iniziativa ha ottenuto un grande successo: i ragazzi che hanno scelto di effettuare il test sono stati talmente numerosi che non è stato possibile effettuare il test per tutti in giornata. Io ero lì ed è stato bellissimo vedere tante persone consapevoli dell’importanza della prevenzione ed avere l’opportunità di parlare con Lia Mastropietro, presidentessa di Lila Piemonte.

Da oltre vent’anni si occupa di diffondere le consapevolezze necessarie a sconfiggere l’Aids. Quali sono le principali cose che ha imparato in questi anni?
Che la scarsa consapevolezza è un grande problema. Si è poco consapevoli circa l’importanza di proteggersi e di effettuare i controlli in caso ci si sia esposti al contagio. In particolare gli eterosessuali sono meno consapevoli, si sentono meno esposti al problema. Molti non usano il preservativo, molti non scoprono di essere stati contagiati fino a quando il virus non diventa Aids, ossia quando si manifestano le malattie che ne segnalano la presenza. In Piemonte quasi una persona al giorno scopre di aver contratto il virus, ma molti ci convivono per anni senza saperlo, precludendosi la possibilità di curarsi per tempo ed esponendo altri al contagio. Iniziative come quella di oggi servono proprio ad abbattere la paura verso il test. Farlo in un ambiente diverso da quello ospedaliero, in un clima più leggero, è un modo per incentivare i controlli, per avvicinare i giovani.
In molti casi vi sono anche scarse conoscenze circa i modi per proteggersi. Ci sono persone che credono che utilizzare la pillola le renda immuni al contagio, altre che pensano di essere al sicuro in quanto hanno effettuato il vaccino per il papilloma virus. Non è così.

Qual è uno dei principali ostacoli alla diffusione della consapevolezza necessaria a proteggersi?
L’Aids è una malattia caratterizzata da una forte percezione culturale e sociale. Il maggior canale di trasmissione è per via sessuale, con la conseguenza che, essendo una malattia legata a tale sfera, viene associata ad un tabù. Questo tipo di percezioni creano muri: muri verso i sieropositivi, muri verso i controlli, muri verso una corretta informazione. C'è una forte componente di paura verso l'altro in questa malattia, una paura che può essere sconfitta solamente proteggendosi.
Inoltre la componente culturale può anche essere un ostacolo alla prevenzione, in particolare per le donne. Una donna che porta con sé dei preservativi rischia di essere giudicata una donna promiscua in cerca di sesso, invece che una persona responsabile che cerca di proteggersi.  

Che cosa si sente di dire riguardo alla prevenzione?
Anzitutto che ciascuno di noi è responsabile della propria salute e quindi sta a ciascuno di noi proteggersi. Non si possono incolpare i sieropositivi per la diffusione del virus, in quanto questi non sanno di essere tali se non hanno eseguito il test. La conseguenza è che sta a ciascuno di noi utilizzare le precauzioni e controllarsi. Riguardo al test, è opportuno ricordare che non è una forma di prevenzione: se effettui il test significa che ti sei esposto, che sei andato oltre e devi imparare a proteggerti. In tal senso il test può essere considerato come un punto di partenza per iniziare una vita sessuale più consapevole e sicura.

L’attività di sensibilizzazione è dunque cruciale, la conoscenza in un certo senso sembra essere l’unica vera arma per contrastare questo problema. In cosa consiste l’attività di un volontario Lila?
Le attività di volontariato consistono nel presidiare un centralino a cui chi necessita di informazioni o sente di essersi esposto può rivolgersi, organizzare giornate in cui è possibile eseguire gratuitamente il test in ambienti informali e rilassati come centri commerciali e università, fare giornate di sensibilizzazione nelle scuole superiori. Siamo inoltre presenti con i nostri stand in luoghi frequentati dai giovani come ad esempio i locali per distribuire materiale informativo. È molto importante la sensibilizzazione tra i giovani in quanto sono loro il punto di partenza.

A parlare con Lia, oltre ad essere colpiti dalla sua disponibilità e dalla sua competenza, non si può fare a meno di riflettere sull'importanza della conoscenza. Perché la conoscenza e l'informazione sono e restano l'arma più potente per proteggersi e proteggere, per sconfiggere la paura dell'altro che inevitabilmente si lega a questo tipo di disagio, per svolgere un ruolo attivo nella lotta a questo male. 

Se sei interessato all'attività svolta da Lila Piemonte o desideri sostenerla, qui trovi il loro sito!