Malati di clima: 150mila morti in più all'anno


Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale, come troppa gente ancora crede. È una minaccia a tutto campo. È una minaccia per la salute, poiché in un mondo più caldo le malattie infettive come la malaria e la febbre gialla si espanderanno. Potrebbe mettere a rischio la produzione di cibo, via via che l’aumento della temperatura e la prolungata siccità renderanno i suoli fertili inadatti al pascolo o alla coltivazione. Potrà danneggiare il terreno stesso su cui quasi metà della popolazione mondiale vive – città costiere come Lagos o Cape Town subiranno inondazioni dovute all’aumento del livello dei mari causato dalla fusione delle calotte glaciali. (Kofi Annan)   


Se da una parte l’aumento delle temperature e i sempre più frequenti eventi estremi hanno un impatto diretto sulla salute umana, dall’altra agiscono indirettamente sui determinanti della salute. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel 2050 ci saranno 250mila morti in più all’anno, a causa dei cambiamenti climatici, che costringono l’umanità ad adattarsi a nuove condizioni di vita e di salute. cambiamenti climatici influiscono sulla qualità dell’aria, l’acqua potabile e la produzione di cibo.  Nonostante l’aumento di temperature possa rappresentare dei vantaggi in alcune zone, soprattutto quelle più fredde, nel complesso gli effetti saranno negativi: l'Oms ha previsto che già intorno al 2030 si registreranno centinaia di decessi in più ogni anno, dovuti a malnutrizione e anche malaria.  
I dati dell’Ansa parlano chiaro: dai 2.700 decessi negli anni compresi tra il 1980 e il 2010, si arriverà ai 151.000 entro il 2100.

Inoltre le malattie cardiovascolari e respiratorie sono in aumento, a causa delle ondate di caldo sempre più frequenti. Uno studio del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, pubblicato sulla rivista Lancet Planetary Health, rivela come proprio le ondate di caldo saranno la causa principale delle morti premature nei paesi meridionali dell’UE. L’Oms prevede anche un aumento degli agenti inquinanti nell’aria: le razioni legate a pollini e altri allergeni saranno sempre più frequenti. Un problema che colpisce circa 300 milioni di persone nel mondo, che sono affette da asma.  

Come dimostrato da uno studio dell’Università di Liverpool, le infezioni più pericolose appaiono sensibili alle variazioni climatiche: la loro stagionalità e l’incidenza potranno risultare alterate nei prossimi anni. La ricerca ha preso in considerazione 100 malattie giudicate più temibili, mettendole in relazione al tasso di umidità, eventi metereologici estremi e temperature alterate, giungendo alla conclusione che il 63% di queste può variare in funzione del clima. Tra le patologie si menzionano il colera, le infezioni parassitarie del fegato, la malattia di Lyme e l’antrace.
In Siberia (Russia) il batterio dell'antrace si risveglia: l'infezione, rimasta latente nel permafrost, è tornata a causa dell'aumento delle temperature che hanno sciolto il ghiaccio, permettendone la diffusione attraverso il vento.

La trasmissione di alcune malattie sarà veicolata dagli insetti. I ristagni d’acqua, sempre più frequenti, e le temperature più calde, sono l’habitat perfetto per la riproduzione delle zanzare anofele o delle zecche. Questi insetti contribuiranno a diffondere malattie come la malaria, che attualmente è responsabile di 430mila decessi all’anno. 
Un vero e proprio “effetto-domino”.
A tutto ciò si aggiunge la diminuzione di fonti di acqua potabile, che combinata all’aumento di temperature, renderà ancora più difficile la produzione di cibo, soprattutto per le zone più svantaggiate, con conseguente malnutrizione.  

Ma non si tratta di un pericolo solo per le zone da sempre in difficoltà: i rischi per la salute riguardano anche Stati Uniti e Europa, così come confermato dal Medical society consortium on climate and health (Mscch) in un rapporto in cui si evidenzia l’aumento di patologie respiratorie e cardiache in tutto il mondo.
Marie McIntyre, dell’Università di Liverpool, preannuncia: “Un gran numero di agenti patogeni sensibili a fattori climatici si trova proprio nel Vecchio Continente”.


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