Quanto inquina l'olio usato?

L’acqua e l’aria, i due fluidi essenziali da cui dipende tutta la vita, sono diventati bidoni della spazzatura a livello mondiale ~ Jacques-Yves Cousteau



Forse non tutti sanno che anche una piccola quantità d’olio può inquinare irreversibilmente una superficie enorme di acqua. Ebbene, la maggior parte dell’olio esausto prodotto in ambito domestico (ad esempio l’olio di frittura, ma anche il grasso alimentare) non viene smaltito correttamente, ma viene gettato nel lavandino o nel wc, o ancora nella spazzatura, arrivando agli scarichi della rete fognaria e nelle discariche.


Così come l’olio per motori, anche quello da frittura non è organico e non è biodegradabile, e se disperso inquina il terreno e l’acqua, poiché anche se la rete fognaria dispone di depuratori, questi non riescono a smaltirlo e ne vengono danneggiati, di conseguenza oltre al danno ambientale, si incrementano i costi, che gravano sui cittadini, per il trattamento delle acque reflue.
Oltre il 57% dell’olio alimentare esausto è smaltito impropriamente e in Italia circa 280.000 tonnellate di olio fritto finiscono nell’ambiente, come se ognuno disperdesse 5 litri di olio all’anno.




Quali sono i danni? Oltre ad inquinare il suolo, l’olio esausto che si deposita sul terreno forma una pellicola impermeabile che impedisce all’acqua di raggiungere le radici delle piante, che non riescono ad assumere le sostanze nutritive.
Se l’olio riesce a penetrare in profondità, può raggiungere pozzi d’acqua potabile e contaminarli, causando danni alla salute: un solo litro d’olio esausto può danneggiare 1.000.000 di litri d’acqua, rendendola non più potabile. Se raggiunge i bacini idrici, crea una patina sottile sulla superficie dell’acqua, impedendo alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Inoltre impedisce ai raggi solari di penetrare in profondità, compromettendo l’esistenza della vita in acqua.
Infine, rientrando nella catena alimentare come mangime per animali, ha conseguenze indirette sulla nostra salute, che si traducono in elevati costi socio-economici.
Inutile a dirsi che se bruciato impropriamente, immette nell’atmosfera sostanze tossiche e inquinanti, che ci espongono al rischio di malattie.




Il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, è il primo ente ambientale nazionale dedicato alla raccolta differenziata di questo rifiuto pericoloso. L’olio usato viene raccolto, analizzato e avviato al riciclo.
Attraverso la rigenerazione si possono ottenere nuovi oli con caratteristiche analoghe a quelle prodotte dal petrolio greggio, ma meno inquinanti, ad esempio: lubrificanti vegetali per macchine agricole, estere metilico (componente del biodiesel), glicerina per la saponificazione, combustibile.
L’Italia detiene il primato europeo nella rigenerazione dell’olio lubrificante usato: l’88% delle quantità raccolte viene riciclato. A seguire la Germania con il 56% e la Francia con il 46%, mentre in Gran Bretagna non ci sono processi di rigenerazione, per una media europea del 40%.




Cosa possiamo fare? Bisogna raccogliere l’olio esausto freddo in una bottiglia (anche di plastica) o negli appositi contenitori forniti dal Comune e portarlo nei centri di raccolta, come ad esempio gli ecocentri, aree attrezzate dove i cittadini possono conferire gratuitamente tutti i materiali recuperabili, i rifiuti urbani pericolosi e gli ingombranti.
In alcune città è anche prevista la raccolta porta a porta.
Purtroppo sono rare le campane per la raccolta differenziata degli oli, ma si stanno diffondendo sempre più iniziative per sensibilizzare la collettività.

Per qualunque informazione è possibile chiamare il numero verde del CONOU: 800 863 048.

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