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Rifò, riciclare la lana? Si può!

Sicuramente conoscete la lana vergine, che è considerata una lana di pregio e, a garanzia della sua qualità, è contraddistinta dal marchio Woolmark Company, realizzato nel 1964 da Franco Grignani, pittore e architetto italiano.



Ma forse non tutti sanno che è possibile riciclare indumenti o scarti di varie lavorazioni, per ottenere lana rigenerata, ma sempre di ottima qualità.
Famosa per questo, sin dall'800, è la città di Prato, in Toscana, conosciuta in tutto il mondo per l'economia circolare e il tessile rigenerato: vengono esportati prodotti in tutto il mondo!



Ed è proprio qui a Prato che prende vita l'idea di Niccolò Cipriani, un ragazzo di 27 anni, che dopo aver lavorato per diversi anni in Vietnam, ha deciso di dare il suo contributo per risolvere il problema della sovrapproduzione
Infatti molti dei filati che vengono importati in Europa dal Vietnam, finiscono nelle discariche o negli inceneritori, perchè non vengono venduti, generando continui sprechi di risorse.
Niccolò, per difendere l'ambiente, ha quindi deciso di riprendere la storica tradizione della sua città: la rigenerazione della lana. Il materiale viene fornito direttamente dalle aziende o dalle persone e i cosiddetti “cenciaioli” dividono per colore gli stracci e li lavorano affinchè diventino riutilizzabili per nuovi capi d'abbigliamento.



È così che nasce Rifò, un progetto finanziato grazie ad una campagna crowdfunding. Una linea di prodotti 100% rigenerati: guanti, cappelli, sciarpe, tutti amici dell'ambiente, poichè si riducono notevolmente i consumi di acqua e i prodotti chimici usati normalmente per la produzione di abbigliamento.
La filosofia è quella del “Just in time”, opposta a quella della sovrapproduzione, che produce abiti destinati a restare invenduti in magazzino. Si produce infatti solo su ordinazione, senza sprechi!

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