The Ocean Cleanup, la barriera fluttuante che cattura la plastica

Una confezione di plastica da mettere nel “forno a microonde” è programmata per una durata di forse sei mesi, un tempo di cottura di due minuti e una permanenza di secoli nella discarica, David Wann.



The Ocean Cleanup, “La Pulizia dell’Oceano”, è una fondazione che si occupa della pulizia dei mari dalla plastica e di prevenire l'immissione di ulteriori rifiuti negli oceani. L’idea è di un ragazzo olandese, Boyan Slat, che nel 2013, a soli 18 anni ha avuto un colpo di genio. I metodi convenzionali di pulizia prevedono l’utilizzo di navi che trascinano reti da pesca, ma questo comporta la dispersione di agenti inquinanti e la pesca involontaria. Inoltre si tratta di un procedimento costoso che deve essere ripetuto più volte, per raccogliere i nuovi rifiuti.



Boyan ha osservato il problema da un altro punto di vista chiedendosi: “perché dovremmo essere noi a muoverci tra i mari, se sono loro a muoversi verso di noi?”. Il ragazzo ha inventato delle barriere fluttuanti che catturano passivamente la plastica, filtrando l’acqua che vi passa attraverso: la maggior parte dei rifiuti galleggia entro i tre metri di profondità e viene intercettata dalle barriere, nessun rischio per i pesci che possono tranquillamente nuotare al di sotto di esse, nessuna ripercussione sull’ambiente.

Grazie ad una campagna crowdfunding sono stati raccolti oltre 1.500.000 euro con i quali è stato possibile creare un prototipo del progetto: una barriera sottomarina che verrà installata, per mezzo di palafitte e ancore, nel mare del Nord. Si tratta di un muro a forma di “U” che respinge la spazzatura e la convoglia in un punto in cui sarà più facile raccoglierla per poi smaltirla.

Se l’idea di Boyan avrà successo, potrà essere usata per smaltire in soli 10 anni almeno la metà dei 154 milioni di rifiuti e di plastica, che galleggiano negli oceani formando la cosiddetta “Great Pacific Garbage Patch”, ovvero un’enorme isola di immondizia che fluttua nell’Oceano Pacifico. Il primo sistema sarà installato a metà del 2018 e The Ocean Cleanup stima di poter ripulire il 50% della grande chiazza di immondizia del Pacifico entro 5 anni dal completamento delle installazioni che avverrà nel 2020. Un’operazione che, senza la barriera di Boyan, richiederebbe circa 79mila anni di pulizia e una paziente attesa di correnti naturali che trasportino la plastica in punti favorevoli.

È stato previsto che, se nessuno interverrà, entro il 2050 gli oceani conterranno più plastica che pesci. Si tratta ormai di una corsa contro il tempo: già adesso la plastica interferisce con gli animali, che la ingeriscono o ne restano imprigionati, mettendo a rischio la vita marina.
Se la barriera resisterà nel mare del Nord, che registra le tempeste più forti del Pacifico, allora potrà resistere ovunque.  




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www.theoceancleanup.com