Jamming in the name of UNESCO

Se non lo sapete ancora, ecco cos’è successo in questi giorni a livello musicale: ebbene si, il raggae è stato dichiarato “patrimonio culturale immateriale” dall’UNESCO! L’annuncio è avvenuto su Twitter lo scorso 29 novembre, raggiungendo non poche risposte e interazioni. 





La commissione, che si è riunita a Port-Louis (capitale delle Mauritius), ha deciso di onorare questo genere musicale in quanto ha dato un importante contributo «al dibattito internazionale su questioni legate all’ingiustizia, alla resistenza, all’amore e all’umanità». Infatti, il raggae è nato negli anni ’60 in uno spazio culturale che ospitava gruppi emarginati principalmente nella Kingston occidentale.




Questi ritmi caraibici hanno influenzato il costume, associando l’ascolto di questa musica alla marijuana e al rastafarianesimo. Si sono poi sviluppati contaminando popoli e generi musicali: Dancehall, raggamuffing, dub e ’R&b sono solo alcuni filoni musicali contemporanei che affondano le radici nel raggae.
Fra i principali cantanti come non citare Bob Marley e Peter Tosh, anche se gli artisti che hanno contribuito a diffondere il verbo sono molti altri, ad esempio Jimmy Cliff e Junior Murvin. Di sicuro ad accumunarli è un ritmo che non è fatto soltanto per ballare, ma anche per comunicare con Dio, con gli uomini, per trasmettere la sintonia che c’è fra corpo e mente, fra sentimenti contrastanti, fra giustizia e ingiustizia. Musica che si adatta al battito del cuore e che nel frattempo manda messaggi chiari e importanti. La mia conclusione sarà azzardata, ma l’umanità non potrebbe vivere senza raggae.  


Shake Your Mind!


Fonti (testo):
-larepubblica.it
-ich.unesco.org
-tg24.sky.it

Fonti (immagini):
-account Twitter UNESCO
-Green.me
-copertina: pt.aliexpress.com