Aree marine protette: una questione di qualità

Il tutto parte da un dato:
secondo gli scienziati, per salvaguardare una varietà sufficiente di specie marine è necessario tutelare almeno il 30% dei mari tramite la creazione di aree marine protette distribuite in tutto il mondo, possibilmente nei pressi delle aree costiere caratterizzate da un’attività intensa.

Quest’ultima specificazione può sorprendere, ma il ragionamento è che non serve più di tanto dichiarare area protetta una zona che è già incontaminata o poco interessata da attività umane, mentre non si fa nulla per tutelare le zone più a rischio (che in genere lo sono proprio in quanto più in contatto con le varie attività umane).

Attualmente l’obiettivo del 30% appare però improbabile. I paesi firmatari della Convenzione sulla diversità biologica delle Nazioni Unite hanno stabilito di destinare il 10 per cento delle proprie acque ad aree marine protette entro il 2020.
Sembra però che i governi stiano chiudendo le aree protette o spostandone  i confini a loro piacimento; ma affinché servano a qualcosa e diano vantaggi concreti, queste aree dovrebbero esistere (e a questo punto resistere) per almeno un decennio.
In tutto il mondo ci sono oltre 15.000 aree marine protette, e quasi tutte autorizzano attività industriali al loro interno.


L’ITALIA
In Italia, le aree marine protette riguardano 228.000 ettari di mare e circa 700 km di costa.
Come si legge sul sito del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
" Le aree marine protette sono costituite da ambienti marini - dati dalle acque, dai fondali e dai tratti di costa prospicienti -  che presentano un rilevante interesse per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche con particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere e per l'importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica che rivestono.
Possono essere costituiti da un ambiente marino avente rilevante valore storico, archeologico-ambientale e culturale.
[...]
Ogni area è suddivisa in tre tipologie di zone con diversi gradi di tutela".

Il divieto di attività umane può quindi essere assoluto oppure avere delle permissioni, a seconda del grado di tutela.

LA SUDDIVISIONE IN ZONE PER L'ITALIA:
In particolare, le aree marine protette generalmente sono suddivise al loro interno in diverse tipologie di zone denominate A, B e C.
Zona A: zone di riserva integrale. L'intento è quello di assicurare la massima protezione agli ambiti di maggior valore ambientale, applicando in modo rigoroso i vincoli stabiliti dalla legge.
Zone B e C: zone di riserva parziale con una gradualità di protezione. Il fine è quello di coniugare la conservazione dei valori ambientali con la fruizione ed uso sostenibile dell'ambiente marino.

NOTA:
    Le tre tipologie di zone sono delimitate da coordinate geografiche e riportate nella cartografia allegata al Decreto Istitutivo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

QUESTIONE DI CLASSIFICAZIONE
Le grandi riserve marine protette, anche nelle zone più remote possono aumentare la resilienza degli ecosistemi marini. Ma quello che avviene al loro interno è importante quanto l’estensione della loro superficie!


E bisogna fare attenzione anche a come chiamiamo e classifichiamo le varie aree. Perché se chiamiamo tutto “riserva” e poi dentro si possono svolgere attività industriali, rischiamo di avere una visione distorta degli sforzi compiuti per tutelare l’ambiente. Si potrebbe, ad esempio, introdurre il concetto di aree gestite per indicare quelle in cui sono permesse attività umane.
Questa questione tocca anche il fatto che una classificazione non precisa agevola i politici ad apparire interessati al tema della tutela dell’ambiente, senza, di fatto, dover imporre o applicare divieti all’industria o al pubblico.
L’IUCN, Unione Mondiale per la Conservazione della Natura interviene in questo verso fornendo una classificazione piuttosto rigorosa e severa.

Insomma la definizione in questo caso conta. E conta anche l’applicazione e il rispetto delle norme … se no lo sforzo fatto per tutelare l’ambiente rischia di evaporare come acqua al sole.
Shake Your Mind!


PER APPROFONDIRE
-    Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare
-    IUCN – marine protected area
-    "Acque agitate" di Olive Heffernan – LeScienze 596 aprile 2018
FONTI FOTO
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