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Ascoltare il visibile

Le lancette si inseguono sul quadrante dell’orologio. Mi fanno vedere lo scorrere del tempo, regolare, incessante. La stessa informazione su questo scorrere perpetuo e regolare mi è data dal continuo Tic-Tac, Tic –Tac che producono nella loro corsa.
Questo, in un certo senso, è un esempio di sonificazione.

La sonificazione è il convertire in suoni informazioni e dati che normalmente sarebbero presentati in maniera visiva o numerica.

L’idea di convertire i dati in suoni non è nuova; basta pensare al contatore Geiger, inventato nel 1908, che emette ticchettii in presenza di particelle cariche ad alta energia.

Tuttavia, la sonificazione è ancora poco utilizzata per analizzare i dati; forse perché siamo più abituati, fin da piccoli, ad avere a che fare con rappresentazioni visive (grafici a barre, grafici a torte, etc)piuttosto che uditive.
Eppure, in alcuni casi, usare le orecchie può offrire dei vantaggi rispetto l’usare gli occhi.

Orecchio VS Occhio
L’orecchio, più dell’occhio, ha una straordinaria capacità di notare sottili differenze negli andamenti regolari, il che è utile per scoprire fenomeni che non risultano evidenti all’esame visivo.

Infatti, le nostre orecchie individuano cambiamenti in un suono in qualche millisecondo (ciò vuol dire che possono individuare fino a circa mille fluttuazioni al secondo);
invece gli occhi non colgono fluttuazioni luminose superiori a 50 -60 volte al secondo.

L’orecchio riesce a cogliere pattern sottili perché il sistema uditivo dei mammiferi è più rapido nel trasmettere i segnali neurali della maggior parte delle altre aree del cervello. Le vie visive non hanno connessioni neurali così rapide.

Queste differenze di funzionamento significano che stimoli che resterebbero “invisibili” agli occhi, potrebbero facilmente essere colti dalle orecchie, se opportunamente tradotti da stimoli visivi in stimoli sonori.

Per convertire in forma udibile dati silenziosi bisogna assegnare un suono diverso ai dati rilevati che sono oggetto di studio.

Esempio. Si vuole convertire un segnale luminoso in segnale sonoro.

In questo caso i dati rilevati sono i colori della luce (determinati dalle frequenze delle onde elettromagnetiche nell’intervallo del visibile che costituiscono ciò che percepiamo come luce).
Se ad ogni colore viene assegnato un preciso suono, si ha una traduzione del segnale luminoso in segnale sonoro.
L’essenziale è ricondurre queste vibrazioni nella gamma udibile all’uomo.

La questione è poi l’arrivare a capire il significato che possono avere i cambiamenti eventualmente captati dagli scienziati all’ascolto, ma questo, ovviamente, dipende dall’oggetto dello studio.

Campi d’applicazione
I campi d’applicazione di tale tecnica sono diversi e vanno dagli studi sul vento solare (emissione di particelle da parte del Sole) alle eruzioni vulcaniche, dalla sismologia all’individuazione di cellule tumorali.

Vedi anche:” Data Sonification” – video (in inglese)

https://www.youtube.com/watch?v=ndLkP-bNL1s
Fonte: “Paesaggi sonori “ di Ron Cowen – Le scienze, maggio 2015 .