Carne macinata ... coltivata direttamente in laboratorio!

“Scamperemo all’assurdità di allevare un intero pollo per mangiarne il petto e le ali,
facendo crescere queste parti separatamente in un mezzo adatto”

– Winston Churchill


Questo pensiero comparve in un articolo del 1931 in cui l’autore, Winston Churchill, immaginava il mondo cinquant’anni dopo.
C’è voluto qualcosina in più, ma nel 2004 è davvero partito il progetto “InVitroMeat Project” che mirava proprio a questo: produrre carne in laboratorio. Il progetto si è concluso nel 2009, ma ha aperto la strada a questo campo.
E nel 2013 a Londra la start-up Mosa Meat  ha presentato al pubblico il primo hamburger di manzo prodotto in laboratorio; e diverse altre giovani imprese vi stanno lavorando, come la Memphis Meats, Supermeat o la Finless Food che sta sviluppando pesce e molluschi!


Ma di cosa stiamo parlando?
E’ davvero possibile riprodurre carne di manzo, pollame, pesce o abbiamo a che fare con qualcos’altro?

Ebbene Sì, è carne, nel senso che al microscopio è indistinguibile dal tessuto di carne che proviene da una mucca, un maiale o un pollo. Viene prodotta direttamente dalle cellule animali (e non è un semplice sostituto a base vegetale!). Quindi le cellule, inserite in appositi bireattori simili a quelli utilizzati per la produzione di formaggio o birra, si riproducono similmente a come farebbero all’interno dell’animale; da notare che non sono neppure modificate geneticamente.

Dopo il prelievo tramite biopsia del campione di muscolo dall’animale, i tecnici raccolgono cellule staminali dal tessuto, le nutrono e le fanno moltiplicare molte volte e le lasciano poi differenziare in cellule di muscolo; queste vengono poi immerse in un gel (composto al 99% di acqua), che le aiuta a sistemarsi in fibre primitive che poi si ingrossano a formare tessuto vascolare. Quando migliaia di fibre muscolari sono allineate insieme si ha ciò da cui si era partiti: carne.
Importante notare che è un processo di “scala”:
dato che la divisione cellulare è un processo esponenziale, la moltiplicazione cellulare inizia lentamente, ma man mano che procede la crescita è più veloce! Si inizia da una fiaschetta, si passa a un piccolo bio-reattore e poi a un altro più grosso.

Quello che ne risulta ha la consistenza di carne macinata.
Per ottenere una bistecca in laboratorio bisognerà invece aspettare ancora un bel po’, perché la strada è più complicata in quanto oltre alla crescita ci sono altri fattori che entrano in gioco, come un’ organizzazione cellulare più complessa e l’esercizio (contrazione e stiramento del muscolo). 
Va detto che in tal senso anche in campo medico si sta cercando di riprodurre muscoli partendo solo da alcune cellule, quindi i progressi potrebbero arrivare da entrambi i campi di studio.


La “carne coltivata” è anche detta “carne pulita” per il suo basso impatto ambientale: fa risparmiare in quantità significative le risorse impiegate per produrne quantità analoghe da allevamenti industriali, sebbene per i conti precisi si debbano confrontare il tipo di carne e la relativa tipologia di allevamento (per esempio gli allevamenti di maiali sono due volte più efficienti, mentre quelli di pollo sono fino a 4 volte più efficienti di quelli di manzo).
Considerando gli allevamenti che impattano maggiormente sull'ambiente, quelli bovini, con la carne prodotta in laboratorio c’è un risparmio di acqua (96%), di terreno usato (99%)e di immissioni di gas serra CO2 e soprattutto metano (che seppure immesso in minori quantità nell’atmosfera rispetto alla più nota CO2,  ha  un effetto serra 20 -30 volte maggiore ). E dell’immissione di metano in atmosfera gli allevamenti bovini coprono una grande percentuale.
Il risparmio complessivo di risorse aerali si traduce anche in una possibile riforestazione o perlomeno in una diminuzione dell’area sottratta alle foreste ogni anno per produrre pascoli nuovi.
Ovviamente ci sarebbero poi dei vantaggi etici, in quanto un piccolo numero di animali usati per prelevare le cellule basterebbe per soddisfare la domanda di carne globale. La Mosa Meat stima che, dato che da un grammo di muscolo si possono produrre 10.000 chilogrammi di manzo, teoricamente basterebbero circa 150 capi contro grosso modo il miliardo e mezzo attuale. Inoltre i prelievi sono fatti sotto anestesia e non compromettono la vita dell’animale.


Ma parlando di salute, quali sono i rischi per l’uomo?
Non sembrano esserci rischi particolari per l’uomo: anzi probabilmente farà meglio della carne di allevamento, in quanto per la carne pulita i grassi vanno aggiunti per insaporire il prodotto finale e quindi si può pensare di aggiungerne in quantità ad hoc, non dannose. Un’altra osservazione da parte di queste start-up è che lavorando in ambiente sterile non c’è bisogno di iniettare antibiotici o fungicidi (cosa che viene fatta regolarmente negli allevamenti ); mentre se pensiamo ai pesci, sempre più spesso a causa dell’inquinamento dei mari mangiandoli ingeriamo quantità rilevanti di derivati della plastica e di mercurio, cosa che non accadrebbe con la carne di pesce prodotta in laboratorio.
Insomma, gli eventuali rischi connessi risulterebbero pari o inferiori a quelli connessi al comune uso di carne.


D’altronde prima della messa in commercio si dovrà attendere circa 4 anni per veder comparire i primi prodotti in piccola scala, magari in qualche ristorante d’avanguardia, e una decina per vederli comparire nei supermercati, accessibili quindi al grande pubblico.
Le questioni da risolvere, oltre la fondamentale verifica che possa essere consumata senza alcun pericolo, sono:
1. un abbattimento dei costi di produzione per renderla competitiva sul mercato (dal primo hamburger in vitro, costato sui 300.000 dollari si è passati  quest’anno a 100 grammi al costo di 600 dollari);
2. alcune questioni normative che implicheranno probabilmente la definizione stessa di carne, per eventualmente distinguerlo dai prodotti di allevamento tradizionale;
3. un dialogo che coinvolga il pubblico per chiarire dubbi e abbattere diffidenze.

Da notare che la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ) prevede che saremo 9 miliardi nel 2050. Oltre a una popolazione maggiore, ci sarà anche un incremento della classe media e quindi un relativo aumento della domanda di carne di circa il 70%.

Se riuscirà a superare gli ostacoli sopra elencati, la carne pulita potrebbe rivelarsi un buon compromesso per salvare il pianeta e contemporaneamente sfamare una popolazione mondiale in crescita.

Shake Your Mind!



PER APPROFONDIRE
Produrre carne dalle staminali – Le Scienze n605

Mosa Meat

Finless Foods

Carne in provetta – La nuova ecologia

Il Google Burger delude: sicuri che è la soluzione? - Coldiretti