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Citizen Science: Science wants you!

La scienza appartiene agli scienziati e ai ricercatori.
I cittadini che possono capirne e cosa mai potranno fare per aiutare uno studio scientifico?

Probabilmente, molto.

E’ da qualche anno che un nuovo modo di fare scienza ha fatto la comparsa in scena, e sta prendendo un ruolo da co-protagonista. L’idea è molto semplice quanto coraggiosa: rendere i cittadini attivi nel lavoro svolto dagli uomini di scienza.
A seconda dell’oggetto di studio, gli scienziati forniscono istruzioni e strumenti affinché il pubblico di non esperti possa svolgere adeguatamente semplici compiti. Per lo più questi compiti riguardano la raccolta dati.

Si pensi allo studio degli animali, degli insetti e delle piante.
Da una parte ci sono i ricercatori, intenti in lavori di censimento delle specie e di sorveglianza su eventuali cambiamenti delle popolazioni residenti in un certo territorio. L’arrivo di una specie aliena, cioè non originaria del territorio, può avere effetti devastanti sulla fauna e la vegetazione di un territorio. E le conseguenze possono colpire più o meno gravemente anche noi esseri umani.

Il punto è che questo genere di studi necessita di milioni di occhi per “scannerizzare” vasti territori. Inoltre, bisogna essere nel posto giusto al momento giusto!
Ed è qua che entriamo in gioco noi, i cittadini. Quante volte camminando nei boschi o per la città ci siamo chiesti “chissà che cos’è questo ? come si chiama quello? Che bizzarro.. ma che cos’è?”.
Inviando tramite apposita app una fotografia all’ente di ricerca in questione e compilando un breve questionario mirato a identificare posizione e data dell’avvistamento è possibile avere una risposta a queste domande. E magari anche qualche informazione in più!



Ed è sempre in questo modo che è stato possibile avere segnalazioni con tanto di foto di esseri rarissimi: ad esempio, di un insetto si aveva solo un disegno fatto un centinaio di anni fa!

Curiosità e il sentirsi utili sono tra i motivi principali che spingono il pubblico a partecipare in prima persona.

C’è però da segnalare la perplessità di una parte della comunità scientifica per l’impiego di questa metodologia; perplessità che riguarda soprattutto la qualità dei dati raccolti. Infatti, procedure non rigorose possono compromettere i dati e portare ad errori nell’analisi e infine nelle conclusioni che si traggono.
D’altra parte, la grande quantità di dati rilevati può compensare una minore precisione nella presa di questi.

In conclusione, valutando di caso in caso fino a che punto e in che modo coinvolgere il pubblico non esperto, questo sodalizio Scienziati – Cittadini è un nuovo stimolante modo di fare scienza che promette buone cose.