Confusione per pesci in acque acide

L’olfatto non è probabilmente il primo senso che ci viene in mente pensando ai pesci (forse perché noi stessi in acqua non lo sperimentiamo più di tanto). Eppure è per loro importantissimo per trovare cibo, evitare predatori e altro ancora.

L’acidificazione degli oceani - fenomeno per cui parte dell’anidride carbonica viene assorbita e si scioglie nelle acque presenti sulla Terra - va a interferire con l’interpretazione dei segnali chimici che i pesci colgono: così capita che si dirigano verso il predatore, invece che fuggire; oppure che non riescano a riconoscere il cibo. Crollano pertanto le loro possibilità di sopravvivenza.

Ci stiamo qui riferendo a specie che, dal punto di vista fisiologico, potrebbero sopravvivere in acque più acide delle attuali; ricordiamo infatti che molluschi, e animali con gusci di carbonati avranno vita difficile perché acque più acide tenderanno a far sciogliere i loro gusci!

Il fenomeno è già in corso ed è tutt'altro che appena all'inizio, come viene qui spiegato:


 


Ma nella natura selvaggia non basta poter potenzialmente vivere, bisogna sopravvivere, trovando cibo e ripari e sfuggendo ai predatori.

In alcuni studi gli scienziati hanno allora studiato il comportamento dei pesci catturati o allevati in acque con diversa concentrazione di CO2, scoprendo che acque più acide influiscono su un neurotrasmettitore (GABA), andando a compromettere la corretta interpretazione dei segnali chimici che arrivano al naso dei pesci.
Gli effetti (tipologia e intensità) dipendono da specie a specie e dalla concentrazione di anidride carbonica presente.

Va osservato che con le concentrazioni previste negli scenari futuri, dove si è tenuto conto delle immissioni di CO2 al tasso attuale, anche specie dal valore commerciale e di cui ci nutriamo abitualmente saranno colpite da questi effetti in maniera sensibile; diventa quindi un problema, oltre che ambientale, anche di risorse di cibo e quindi economico.

Vi lasciamo con quest’altro video in cui la biologa marina Maria Cristina Gambi illustra il lavoro svolto in alcuni laboratori a cielo aperto che abbiamo qui in Italia per studiare gli effetti dell’acidità marina sulla fauna :
infatti le emissioni di anidride carbonica di origine vulcanica, presenti in alcune aree costiere sommerse del Golfo di Napoli, rappresentano un “modello” e un vero e proprio laboratorio naturale per lo studio degli effetti dell’acidificazione degli oceani sui sistemi marini del Mediterraneo.




Shake Your Mind!

P.S. Curiosità:
Tramite il ciclo del carbonio, l’anidride carbonica presente in atmosfera si trova in equilibrio con quella presente nel suolo e nell’acqua presenti sulla Terra.
Immettendo una maggior quantità di anidride carbonica in atmosfera, aumenterà anche la quantità presente nel suolo e nell’acqua. L’attuale acidificazione degli oceani, che in pratica indica la decrescita del valore del pH oceanico, è una conseguenza delle elevate emissioni di anidride carbonica di origine antropica.
Il pH è una scala di misura dell’acidità di una soluzione acquosa; da notare che il pH fa uso di una scala logaritmica, quindi anche piccole differenze nelle cifre decimali della scala corrispondono a grandi variazioni di acidità.

PER APPROFONDIRE:
 - Scompare la barriera corallina australiana – Post Spritzum

- L’acidificazione degli oceani fa perdere l’olfatto ai pesci – greenreport.it


I video:
Racing extinction
https://www.youtube.com/watch?v=BtPrEZl9HZA

Finestre sul futuro: scenari di cambiamento climatico a mare | Maria Cristina Gambi | TEDxNapoli
https://www.youtube.com/watch?v=_lGGkRIpvHM

immagine copertina:
Image by Robert Balog from Pixabay