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Cure per i delitti

Sentiamo talvolta parlare di chi ha commesso un omicidio come di una persona malata. Più raro è il trattare l’omicidio medesimo come una malattia; e l’insieme degli omicidi come un’epidemia. In un certo senso, quest’ultimo è il modo in cui Rodrigo Guerrero Velasco  ha affrontato il problema dei numerosi omicidi a Cali, Colombia, Sud America.

In breve, Velasco ha usato metodi statistici da un lato per identificare le cause di omicidio e dall’altro per capire quali interventi sociali e politici applicare.

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Chi è Rodrigo Guerrero Velasco?

E’stato due volte sindaco di Cali, Colombia. Ha trascorso la vita in Accademia e insegna epidemiologia all’Universidad del Valle. Durante un primo mandato come sindaco nel 1992 ha sviluppato un approccio epidemiologico per prevenire la violenza urbana, attraverso il Programma DESEPAZ (Development, Security, and Peace Program), che è stato applicato anche in altre città della Colombia e in altre nazioni.


Altre info su R.G.Velasco

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L’approccio.
Come si legge in un articolo di Velasco medesimo pubblicato su LeScienze (n 568 dicembre 2015 pg 52-56), il punto di partenza è stata una banca dati epidemiologica, basata su vari fattori di rischio, fattori cioè che aumentano in modo significativo il rischio che avvenga un omicidio. Ad esempio il desiderio di andare armati in determinati luoghi; oppure la tendenza a bere alcolici in certi giorni.

Infatti, distinguendo tra loro e localizzando i tipi diversi di delitto su una mappa, detta  mappa dei casi,  è stato possibile identificare giorni ed eventi che danno origine a determinati tipi di omicidio (quelli per risse tra tifosi, per rapina, per incidenti con le armi, per risse tra ubriachi …).
Una volta scoperti i fattori di rischio ci si è concentrati su quelli controllabili direttamente.

Sono quindi stati presi i provvedimenti necessari, da un lato mirati a limitare i fattori di rischio e dall’altro a rinforzare le forze dell’ordine.

 Le leggi e i programmi sociali sono così basati su dati, più che su intuizioni.

Può stupire che sia stato anche necessario intervenire  per uniformare il vocabolario tecnico, favorendo il  dialogo tra vari enti e autorità per permettere azioni coordinate e a più livelli. Questo è un problema diffuso in più campi che non va sottovalutato.

Purtroppo non esiste un rimedio unico: i provvedimenti sono specifici di una certa città o Paese, perché città o Paesi diversi hanno fattori di rischio diversi.



Ma funziona?

Sempre nello stesso articolo, Velasco dice che  “[...] a Cali il tasso di omicidi è sceso da 124 per 100.000 abitanti nel 1994 a 112 nel 1995, 100 nel 1996 e 86 nel 1997.”
Riconosce anche la difficoltà di quantificare quanto il declino sia stato un effetto diretto dei provvedimenti ideati grazie all’approccio epidemiologico. Continua però dicendo che“[…] Credo che in parte sia vero perché  il tasso di omicidi è salito in fretta quando i sindaci […] non hanno mantenuto misure impopolari come le restrizioni sul consumo di alcol.”  
Quindi sembrerebbe di sì!

Shake your mind!



PER APPROFONDIRE:
The Evaluation of a Survelliance for Violent and Non-International Injury Mortality in Colombian Cities. Gultierrez-Mrtinez M.I. e altri, in "International Journal of Injury Control and Safety Promotion" Vol14, n.2, pp.77-84, 2007;

Program DESEPAZ [Development, Security, and Peace Program (DESEPAZ)];