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Dallo Spazio alla Terra – parte 1 su 2

Accadde. Accade a Torino. Lo scorso lunedì, il 2 novembre. Nella bella sala Agnelli del Centro Congressi dell’Unione Industriale con le comode sedie rosse e il muro in fondo su cui venivano proiettati filmati, si è svolto l’evento “Dallo spazio alla Terra – Cibi, tecnologie e soluzioni innovative”.

 
A parlare, in rappresentanza di aziende e gruppi di ricerca, una mezza dozzina di figure con una certa esperienza professionale; tra queste, giusto per dirne subito un paio, David Avino (Direttore generale di Argotec Srl) e Marco Allegretti (Presidente EnviSens Technologies Srl e Ricercatore del Politecnico di Torino).
Questi, insieme agli altri ospiti presenti, hanno raccontato delle sfide che hanno dovuto affrontare e di certe soluzioni innovative che i progetti delle loro aziende sfruttano per ottimizzare tempi e costi pur mantenendo prodotti di qualità.

A tenere le redini c’era Piero Bianucci, scrittore e giornalista scientifico. Con un ritmo serrato ha saputo porre le domande giuste per rendere più che piacevole e interessante il dibattito.
Dopo un primo giro di presentazione degli ospiti, ha lasciato loro spazio di spiegare di cosa si occupassero le loro aziende, portando così esempi concreti delle novità tecnologiche e delle loro ricadute sulla società. E quando gli ospiti, presi dall’entusiasmo, entravano in tecnicismi oscuri ai più, prontamente, Bianucci cercava di spiegare, o far loro spiegare in maniera chiara, i concetti fondamentali.

Il pubblico, costituito anche da ragazzi degli ultimi anni delle superiori e da studenti del politecnico, ha seguito concentrato e attento il tutto.

Questa settimana iniziamo a vedere più in dettaglio qualcosa di ciò che è stato detto partendo (in ordine alfabetico) da: Marco Allegretti, Presidente EnviSens Technologies Srl e Ricercatore del Politecnico di Torino e David Avino, Direttore Generale di Argotec Srl.
 
- Marco Allegretti, Presidente EnviSens Technologies Srl e Ricercatore del Politecnico di Torino, ha parlato del “Monitoraggio delle precipitazioni su vaste aree coltivate con tecniche radar”.
L’azienda è stata fondata circa 10 anni fa, e si occupa del monitoraggio delle precipitazioni. Per far ciò usa il radar basandosi su un’ idea degli anni ’70 che impiega lo strumento nel vedere quanta acqua cade, in modo tale da capire quanta ne arriva sui campi.

L’innovazione sta nel portare tale tecnologia ad un livello più economico, utilizzando strumenti che radar dell’ordine di 1 metro di diametro e che abbia un raggio di azione di 30 chilometri.
Tali radar vengono installati sì vicino a siti di interesse, ma anche in modo tale da creare una rete che complessivamente possa coprire un territorio maggiore, la MicroRadarNET http://www.envisens.com/?page_id=26
Lo scopo è l’ottimizzazione delle risorse idriche: avendo una precisa misura di quanta acqua cade dove si può intervenire per bagnare solo dove necessario, limitando così lo spreco di acqua.
La rete serve così a sostituire i pluviometri (strumenti che misurano quanta acqua cade e che si possono pensare come dei secchi graduati), che spesso danno misure errate a causa di ostruzioni e altri fattori locali.

- App per Android: ai ‘maniaci del meteo‘ può anche interessare sapere che c’è un’app per Android che permette di visualizzare i dati relativi alle precipitazioni in prossimità dei luoghi dove sono installati i radar. A tal proposito: https://play.google.com/store/apps/details?id=it.polito.meteoradar
- NOTA: altri oggetti su cui stanno lavorando sono grandi un po’ meno di un pallone da calcio e costeranno appena qualche migliaio di euro. Sono trasmettitori a radiofrequenza a stato solido che al posto di utilizzare impulsi (come i comuni radar) utilizzeranno un’onda continua affinché la potenza media sia la stessa. La differenza sta più che altro nel modi di fare elaborazione dati, quindi nei software.
 
David Avino, Direttore Generale di Argotec Srl, ha parlato della “Produzione di cibo innovativo: lo “Space Food” per Terrestri”.
La sfida che hanno affrontato è stata di ottenere piatti unici pronti che si conservino per almeno 18 – 24 mesi a temperatura ambiente; infatti per questioni energetiche e quindi di costi, i frigoriferi presenti sulla Stazione Spaziale Internazionale ISS sono riservati per le ricerche scientifiche.
L’obiettivo è stato mantenere il più possibile consistenza, sapore e colore dei piatti ma minimizzando il livello di sodio (ricordiamo che il sale contiene sodio).
Da notare che anche sportivi in particolari ambienti (ad esempio nel deserto) e lavoratori su imbarcazioni sono alquanto interessati a tali tipi di cibi, oltre che alla gente comune sempre di corsa e con poco tempo per cucinare.

- Per i curiosi, gli ingredienti sono disponibili anche sul sito: http://www.argotec.it/argotec/index.php/spacefood/avamposto42
- Nel seguente video con l’astronauta Samantha Cristoforetti un esempio esemplificativo, che spiega i criteri e alcune delle modalità di utilizzo per degli ingredienti adatti all’uso nello spazio:

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Mercoledì prossimo proseguiremo con gli altri 4 ospiti che erano presenti, che sono:

- Alessandro Chiolerio, Socio fondatore di Politronica Inkjet Printing Srl e Principal Investigator al Center for Space Human Robotics dell’Istituto Italiano di Tecnologia
La stampa: una tecnologia antica che può rivoluzionare il modo di tracciare gli alimenti
- Paolo Gay, Professore Associato presso l’Università degli Studi di Torino
Nuovi strumenti per la tracciabilità ed il controllo dei prodotti alimentari
- Manuel Lai, CEO Iris Srl Green
Plasma, una innovativa tecnologia ad impulsi elettrici, per la sterilizzazione dell’acqua e dei liquidi alimentari
- Maurizio Traversa, CEO Eurofork Srl
Intralogistica: la movimentazione intelligente con sistemi automatici e la tracciabilità del prodotto

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(continua…)