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Diario dal Salone del Libro 2017 - Open Science

Enormità. Vastità. Immensità!

 Io che mi sento sperso e disorientato all’interno di uno spazio articolato in corridoi ricavati, oserei dire scavati, tra stand e scaffali.  Tantissimi stand, con tantissimi libri. Impossibile vederli tutti. E già mi sale un po’ si tristezza, perché mi piacerebbe sfogliarli tutti, e lasciarmi trasportare (si spera! ) da molti.
Questi i miei primi pensieri una volta entrato nel padiglione 5 del Lingotto. Io infinitamente piccolo, tutto il mondo attorno infinitamente grande e molteplice.


 Sono all’interno di una piccola cittadina, nuova ma realizzata come una di quelle vecchie, in cui ci sono delle vie consigliate per andare dal posto A al posto B, ma in fondo non sono così importanti, perché per arrivare a B  puoi tranquillamente fare altri 3, 5, 1000 percorsi! Attraversando direttamente nel cortile e perché no, nel salotto di case altrui. E in fondo, quegli stand, non son forse proprio delle “case aperte” ? Delle officine il cui prodotto è messo a disposizione di avventurieri. Prodotto materiale. E poi filosofia e obiettivi che stanno dietro quel prodotto.

Perché in effetti, un libro è un libro: un insieme di fogli scritti. Ma le parole che stanno in ciascun libro raccontano cose diverse; e ciascuna casa editrice ha la propria filosofia e la propria scelta tematica: chi è specializzata in libri religiosi, chi in fantasy, chi in reportage, chi in viaggi e così via… E questa è una prima cosa che si sa, ma che al contempo non si percepisce molto bene normalmente. Almeno … io non ci avevo mai fatto veramente caso. Quando entro in una libreria, trovo libri assortiti e più che alla casa editrice faccio attenzione al titolo, all’autore. La casa editrice è in secondo piano, un po’ più lontana e distante, così come le sue scelte editoriali.

Dopo queste riflessioni penso sia però  il momento di iniziare concretamente a fare qualcosa.

Ma da dove iniziare?
Mi affido al fato e inizio a girare a caso. Sì, ho mappa e orario delle varie conferenze.. centinaia di conferenze e incontri e appuntamenti: il programma è esso stesso un libro fitto, e dopo una giornata di lavoro non ho voglia di mettermi a studiarlo. E poi bisogna affidarsi al fato ogni tanto. E il fato ti corre incontro, letteralmente: intercetto subito le parole “L’Open science è là”.
Perfetto! Da fisico, la cosa mi ispira molto!

Mi avvio e raggiungo lo Spazio Open Science UniTO – Padiglione 3 / Q130 – S130, che è lo spazio espositivo dell’Università di Torino dedicato alla Scienza Aperta dove è possibile seguire incontri e presentazioni di e-book di contestualizzazione dei temi in discussione.
Sicuramente colpisce e attrae come è arredato, a partire da un macchinario costruito in legno e metallo la cui didascalia afferma essere un “Simulatore di volo Herlitzka” risalente alla prima guerra mondiale (1917). Un ragazzo mi spiega che era stato ritrovato nel 1994 insieme all’attrezzatura di un laboratorio di fisiologia andato dimenticato. Ma come poteva essere un simulatore di volo? Io i simulatori che ho visto hanno comandi e un monitor. Questo era usato per testare l’abilità del pilota di riconoscere la sua posizione rispetto al piano in risposta ai 3 movimenti tipici dell’aereo, abilità fondamentale per poter pilotare in un’epoca gli  strumenti di navigazione erano  carenti. Per poter essere ammessi al corso di pilota bisognava però superare altre prove, come aver buoni riflessi e una forza sufficiente a mantenere l’aereo nella giusta posizione.

La cosa che più mi ha colpito dell’Open Science è stato il banchetto con le piantine d’insalata, e non perché era ormai ora di merenda. Piantine di insalata fatte crescere con il minimo di terreno necessario per nutrire e proteggere le radici. Le piantine stanno sospese ciascuna isolata dall’altra, in una struttura percorsa da una sistema di irrigazione mirato che porta a ciascuna pianta la giusta dose di soluzione acquosa salina di cui ha bisogno. Sensori aiutano a regolare la quantità di minerali che necessitano. Questa tecnica di coltura non è completamente nuova: sono le Colture Idroponiche. Notevoli i vantaggi, che oltre i risparmi e l’evito degli sprechi in termini di terreno e acqua, comprendono anche il non utilizzo di insetticidi e pesticidi! Infatti, essendoci pochissimo terreno, non ci sono neppure insetti. Inoltre, con l’irrigazione pianta a pianta interrata, le foglie non si bagnano, e quindi anche la possibilità che le piante sviluppino muffe sono scarse.

Gasatissimo ringrazio, prendo il programma dei numerosi incontri e proseguo la mia esplorazione tra le case di carta e inchiostro…

Shake your mind!

CONTINUA...