Estinzione e de-estinzione (forse) delle colombe migratrici

LA STORIA DICE CHE …
   Deve essere stato veramente uno spettacolo impressionante quello presentatosi all’ornitologo e naturalista statunitense John James Audubon nel 1813, mentre era in viaggio per Louisville, in Ohio. Rumori e ombre dal cielo, come se le tenebre cadessero sulla terra: erano enormi stormi di colombe migratrici (nome scientifico Ectopistes migratorius), che raggruppate in stormi giganteschi solcavano il cielo, rimescolando l’aria con il frullare impazzito delle loro ali. E pensate all’emozione per un ornitologo come Audubon il trovarsi al di sotto di quel volteggiare di uccelli dal piumaggio che variava dal viola porpora, al dorato, al verde, al grigio. E allora eccolo, affrettarsi con il taccuino in mano a cercare di prendere nota di loro, e dei movimenti degli stormi, con la frenesia che gli pulsava nelle vene e l’estasi che voleva annebbiargli la mente.
Audubon estrapolò una stima del numero di esemplari in migrazione: per farlo valutò la durata del flusso migratorio e la grandezza degli stormi e il risultato stimato fu di un miliardo, centoquindici milioni e centotrentacinquemila colombi migratori.
E ancora …
Audubon diede anche una descrizione dell’orrore che seguì l’arrivo degli stormi: uomini, cacciatori, contadini che si preparavano per cacciare le colombe in modo aggressivo con fumi di zolfo, trappole, oltre che con bastoni e fucili. E le cacciavano per più motivi: per la carne, fonte di proteine a buon mercato, e le piume in primis. E poi per dare le carcasse in cibo per far ingrassare i maiali e altri usi che possono lasciare perplessi - tra cui usarle per riempire delle buche nelle strade, a quanto sembra.

LE CAUSE DELL’ESTINZIONE:
    Ma il caso delle colombe migratrici è soprattutto tristemente famoso per l’azione che l’uomo sembra aver avuto nel condurre la specie a una rapida estinzione nel corso di appena un secolo - una specie che vantava a inizio ‘800 un paio o più di miliardi di esemplari.
La caccia, seppur significativa e aggravata da nuove tecnologie quali il telegrafo e la ferrovia (il primo permetteva di far sapere la posizione degli stormi a distanza, e la seconda dava modo di trasportare le carcasse degli uccelli molto lontano per venderle) da sola non sembra però giustificare l’estinzione di una popolazione così numerosa e sono sicuramente entrati in gioco altri fattori.
Tra questi la distruzione di habitat come le foreste, a cui, oltre all’uomo, sembrano aver contribuito proprio gli stessi immensi stormi di colombe, che arrivando e usandole come punti ristoro distruggevano rami, alberi (giovani alberi dal diametro di 60 cm si spezzavano alla base sotto il peso degli uccelli che si appoggiavano sopra!) e ricoprivano il suolo di escrementi.
E poi la mancata riproduzione, causata probabilmente dal fatto che deponevano un solo uovo e che la cova poteva essere interrotta dalla distruzione delle foreste e dall’abbandono del nido a causa degli spari.
Inoltre indizi nel genoma di questi volatili, ricavati grazie a esemplari imbalsamati, fanno sospettare che probabili fluttuazioni nel numero della popolazione ci siano sempre state.

Quale che sia la combinazione di fattori che abbia portato all’estinzione della colomba migratrice, ci sono almeno altre due cose di cui merita parlare...
 
E COSI’ VENNERO LE LEGGI SULLA SALVAGUARDIA DEGLI ANIMALI.
   La prima è il fatto che senza dubbio è stato un caso importante per varare le leggi per la salvaguardia animale. Ha infatti dato argomenti all’allora gracile movimento ambientalista statunitense ed ha portato alla proposta di una legge federale sul prelievo dell’avifauna. La prima legge Usa del genere! Il Lacey Act, che fu presentata nel 1900 al Congresso da John Fletcher Lacey, il quale la introdusse così:
«È tardi, è troppo tardi per il piccione selvatico. Il bufalo è quasi una cosa del passato, ma resta ancora molto da preservare, e dobbiamo agire seriamente se vogliamo realizzare cose buone». Il Lacey Act, di fatto, vietava solo il commercio interstatale di animali e piante presi, posseduti, trasportati e venduti illegalmente, ma fu comunque un primo passo.

DE-EXTINCTION: DUBBI E POTENZIALITA'.
   La seconda cosa riguarda la cosiddetta de-estinzione.
Ricordiamo che la colomba migratrice si è estinta ufficialmente nel 1914, con la morte dell’ultimo esemplare, una femmina di nome Martha che da anni viveva nello zoo di Cincinnati.

Ma oggi, a più di 100 anni dalla sua scomparsa, alcuni scienziati stanno studiando come riportare in vita questa specie.


Il progetto che se ne sta occupando è il  The Great Passenger Pigeon Comeback ,  dell’organizzazione Revive & Restore,  appendice della Long Now Foundation in collaborazione con il laboratorio di Shapiro. Questo progetto si pone l’ambizioso obiettivo di far uscire dall’uovo la prima generazione di colombe migratrici entro il 2025! E in effetti la “mission” della Revive & Restore  è potenziare la diversità biologica attraverso nuove tecniche di salvataggio genetico per specie prossime all’estinzione o già estinte.

La sfida è tutt’altro che semplice. E non sono i primi a tentare di clonare animali, al momento senza risultati concreti, in quanto nessuno dei cloni ha raggiunto l’età adulta. Il metodo normalmente utilizzato in questi casi viene chiamato trasferimento nucleare di cellule somatiche. E serve il materiale cellulare dell’animale da clonare. Ciò è quasi sempre un  grosso problema per le specie estinte in quanto il DNA è altamente suscettibile a processi di decadimento; e quindi dai campioni di tessuti degli animali estinti conservati nei laboratori e nei musei si possono ricavare solo frammenti di DNA in buono stato. Un aiuto per colmare le informazioni mancanti arriva guardando e prendendo dal genoma di una specie correlata, un parente vicino della specie estinta (Per esempio, il parente prossimo del piccione migratore è il piccione Patagioenas fasciata). Quello che ne risulterà sarà un ibrido, un’approssimazione piuttosto fedele del genoma cercato.
Ribadiamolo: è un processo complicato.
E costoso.
E alcuni già si chiedono se valga la pena spendere così tanto per un progetto alquanto incerto, piuttosto che investire per salvaguardare le specie oggi a rischio. In risposta c’è l’osservazione che i soldi raccolti dalla Revive & Restore provengono per lo più da miliardari interessati agli aspetti tecnologici della faccenda, e, con ogni probabilità, non sarebbero comunque mai stati destinati ad altre cause ecologiche

E dal punto vista etico? E quello legislativo? E I rischi se funzionasse?

Se utilizzate a dovere, queste nuove tecnologie potranno senza dubbio diventare un’arma potente in mano agli scienziati nelle strategie per la biodiversità, ed è sotto questa luce che alla Revive & Restore pubblicizzano i loro programmi di ricerca. Anche se bisogna cerare di minimizzare le sofferenze per gli animali che avranno un ruolo negli esperimenti.

Per altri la questione è più in fatto di come ci si rischia di approcciare al problema della salvaguardia delle specie a rischio, facendo smettere di preoccuparsi di proteggere le specie in pericolo; in poche parole, quello che queste persone percepiscono come rischio sta nel ragionamento:
“Se tanto li possiamo riportare in vita, perché preoccuparci di salvaguardarli?”
.
A questa domanda risponde in modo chiaro Stewart Brand, una delle icone del movimento ecologista americano e fondatore e editore della rivista The Whole Earth Catalog, divulgatore scientifico e attivista:

“Questo [la de-estinzione] ci dovrebbe far prendere ancora più cura di loro [le specie estinte]. I costi e la difficoltà (forse l’impossibilità!)sono enormemente più grandi per re-invertire l’estinzione che per prevenirla.
Prevenire l’estinzione è già abbastanza difficile; re-invertire l’estinzione sarà ancor più costoso e dannatamente lento.
Nella maggior parte dei casi, una volta che una specie è persa, lo sarà per sempre. La cosa da fare per prima è proteggere i viventi”.

Shake Your Mind!


PER APPROFONDIRE:
Colombe nelle tenebre.Come la caccia ha estinto la specie migratrice più numerosa al mondo - KOMITEE

100 anni fa moriva Martha – GREENREPORT

REVIVE&RESTORE

 – Da tre miliardi a zero, la rapida estinzione della colomba migratrice - LESCIENZE

- Estinzione e ritorno, il caso del piccione migratore - NATIONALGEOGRAPHIC