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Folle folle coraggiosa scienza: uomini da crash test

Intro
Ogni giorno diamo per scontate moltissime cose. Alcune di queste sono però il risultato di faticose ricerche e grandi sacrifici. E prove di coraggio. E di follia.



I manichini da crash test, per esempio.
Oggi siamo abituati, quando si parla di crash test, a immaginarci umanoidi giallognoli con tatuaggi geometrici bianchi e neri in testa e su ben precise parti del corpo. Installati dentro e fuori a questi sostituti dell’uomo vi sono strumenti di rilevazione di vari parametri biofisici che servono per capire gli effetti in caso di vari tipi di incidenti.

Sempre per un simile scopo sono stati creati modelli di simulazione al PC.

Il punto è che entrambi questi approcci sono possibili e hanno un senso nel momento in cui si conosce la risposta quantitativa delle varie parti del corpo umano alle sollecitazioni e agli eventi che si possono verificare in un incidente (urti, pezzi di vetro, incendi e così via).

Serve quindi un’opera di taratura, in modo che il manichino abbia valori di consistenza e di mobilità che corrispondano effettivamente a quelli del corpo umano.
Ma come conoscere questi valori?
La risposta è che si deve sottoporre il sistema che si vuole studiare (il corpo umano) agli stress di interesse.
Un’alternativa è creare oggetti di studio artificiali simili per consistenza e forma e dimensione e studiare gli effetti degli stress su di essi. Ciò non è facile e neppure sempre possibile.

In principio c’era la morte – Inizialmente, in mancanza di un tale manichino tarato si è inizialmente fatto uso di cadaveri. I corpi venivano presi e sottoposti a urti, impatti, tagli.

Colpiscimi ancora! – Ma il corpo umano da vivo risponde diversamente che da morto. E fu così che scienziati coraggiosi e un po’ folli provarono su se stessi e su volontari certi tipi di eventi.
Si fecero schiantare sul petto con un pendolo di metallo, si fecero urtare sul viso da un martello pneumatico rotante ed infine schizzare con vetri frantumati per simulare l’implosione di un finestrino.
Prendevano nota degli effetti e ripetevano l’esperienza. Ovviamente non potevano spingersi oltre una certa soglia di dolore o di danno ( detto in termini più precisi, di stress fisico).



Vivaci sostituti – Allora fecero uso anche delle cavie animali (maiali, lepri belghe).

Ormai tutto ciò è seppellito nel passato, un passato che però non è nemmeno troppo lontano, se ci pensiamo bene. Si parla del periodo che va dagli anni ’50 agli ’80.

Tra i temerari che si sono cimentati in prima persona in questi studi, ricordiamo Lawrence Patrick, che fu professore della Wayne State University, del quale si può leggere una breve intervista riguardo ai sui trascorsi da manichino da crash test al seguente link:

Per chi è invece interessato alle tappe che hanno segnato l’evolversi di questi utili sostituti dell’uomo può trovare adatti questi link che ne riassumono la nascita e il miglioramento tecnologico:

VIDEO sulla storia di manichini: Crash Test Dummies – A Smashing History (BBC4)


LINK alla storia e tappe dei manichini crash test: History of Crash Test Dummies

Fonti immagini:
1) Colonnello Stapp su slitta a razzo